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Crisi industriale e del porto di Brindisi, i sindacati chiedono la convocazione di un tavolo istituzionale

Sul progetto «Brundisium» nel porto, con un investimento da 60 milioni di euro e 1.500 unità impiegate, non si comprende quale sia la reale posizione dell’Authority. I sindacati chiedono chiarezza e la convocazione di un tavolo istituzionale.

Le richieste

Massimo Pagliara della Cisal, Davide Sciurti della Fismic Confsal e Damiano Flores della Ugl chiedono l’urgente convocazione del tavolo istituzionale nell’ambito dell’Accordo di programma area di crisi industriale complessa di Brindisi, esprimendo profonda preoccupazione per l’aggravarsi della crisi occupazionale e sociale che sta colpendo il territorio. «Alle annunciate chiusure – scrivono in una nota i sindacalisti – e alle dismissioni che interessano siti storici nei settori della chimica, farmaceutica ed energia, unitamente alla crisi che investe l’intero comparto dell’indotto, oggi si aggiunge un’altra preoccupazione: non si comprende quale sia la situazione del porto riguardo agli importanti progetti di investimento e sviluppo annunciato dal Polo della Nautica, che darebbe sicuramente immediata occupazione a centinaia di giovani. Tutto ciò prefigura uno scenario drammatico: la potenziale perdita di migliaia di posti di lavoro con ricadute insostenibili per le famiglie e per la tenuta sociale della provincia e i mancati nuovi investimenti».

Considerata la criticità del momento, le sigle sindacali sollecitano le istituzioni locali, regionali e nazionali a convocare un tavolo relativo all’Accordo di programma per Brindisi, per «prendere visione dello stato degli investimenti previsti, verificare l’effettiva attuazione delle attività e il cronoprogramma degli interventi, fornire risposte concrete ai lavoratori già disoccupati e a coloro che nei prossimi mesi lo diventeranno». Il progetto «Brundisium» riguarda la nautica da diporto e prevede il coinvolgimento di circa 4 ettari di area della banchina di Capobianco.

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