Il punto della situazione sul sito di Cerano e sulla centrale Federico II è stato fatto dai dirigenti Enel, che hanno presenziato la conferenza dei capigruppo. I rappresentanti del colosso energetico hanno confermato l’avvio del progetto Bess tra marzo ed aprile prossimi, garantendo l’impiego dei dipendenti diretti, che diventerà uno dei più grandi sistemi di accumulo del mondo, con impatto occupazionale fino al 2028 (al termine, poi, serviranno circa una decina di operai, ndr). Al contempo, però, sono ancora in attesa dell’ufficialità del decreto governativo, che si esprimerà sulla «riserva fredda». Se dovesse essere confermata, Enel ha spiegato che potrà essere messo in atto un ventaglio di ipotesi e ciò non interferirebbe con gran parte dei progetti di riqualificazione energetica.
Il fronte occupazione
Sul fronte occupazione, l’azienda ha sostenuto che i 130 dipendenti diretti saranno ricollocati nel Gruppo, mentre, per i 250 dell’indotto, ci saranno piani di formazione per un’operatività immediata. Pertanto, l’azienda ha escluso licenziamenti. Infine, i dirigenti Enel hanno anche sostenuto di non voler venir meno alle responsabilità nei confronti del territorio, grazie ad investimenti sulle rinnovabili.
Il futuro
Per ciò che concerne le 61 manifestazioni d’interesse presentate al Mimit, il sindaco, Giuseppe Marchionna, ha dichiarato che sono pronti a partire 15 progetti. «Avendo avuto l’occasione di incontrare il ministro Pichetto Fratin – dichiara Marchionna – ho anticipato che l’ipotesi della riserva fredda è stata confermata. La riunione con i capigruppo è stata chiara per smentire una volta per tutte che la riserva fredda è una specie di Araba Fenice, perché per fortuna Enel ha dettagliatamente espresso la possibilità e realtà che esiste un ampio ventaglio di ipotesi di riserva fredda che si possono mettere in atto».
«Quindi, le polemiche di alcuni esponenti dell’opposizione contro governo e Comune sono clamorosamente venute a cadere. La riserva fredda si farà e ci saranno le risorse necessarie per farla e soprattutto la praticabilità tecnica di questa vicenda è stata conclamata, insieme alla grande disponibilità ed apertura di Enel nei confronti del territorio, sia a mettere a disposizione terreni per eventuali iniziative di reindustrializzazione, sia collaborare con queste iniziative».
«Ciò ovviamente avrà ricadute occupazionali positive. Evidentemente qualche consigliere non segue attentamente i resoconti giornalistici. Sin dal 23 dicembre scorso, Enel ha sempre detto di avere un piano di messa in sicurezza della centrale, sia se si fosse chiusa la centrale, sia se il phase-out fosse stato rinviato. Quel piano prevedeva l’impiego di circa 380-400 persone, Sir compresa, per un periodo che andava da 34 ai 30 mesi, cosa confermata oggi dai dirigenti Enel».