La centrale di Cerano rimane al centro del dibattito energetico nazionale. Durante la sua partecipazione all’ottava edizione de La Piazza, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha ribadito la scelta del governo di fermare la produzione di energia elettrica con il carbone nelle due grandi centrali italiane, quella brindisina e quella di Civitavecchia.
Una decisione che guarda al futuro e all’ambiente, ma con una precisazione importante: lo smantellamento non è all’ordine del giorno. «Nell’immediato, in presenza di una guerra in Europa e di una situazione difficile nel Mediterraneo, partire con lo smantellamento sarebbe molto azzardato – ha dichiarato – perché prima di tutto è un tema di sicurezza nazionale». Il ministro ha poi spiegato che l’obiettivo del governo è il superamento del carbone, definito «altamente inquinante e anti-economico», a favore di un mix energetico fatto di eolico, fotovoltaico e termoelettrico, senza escludere la prospettiva del nucleare di terza generazione.
La questione energia
«Oggi l’Italia consuma 305 miliardi di kilowatt l’anno, ne importiamo 40-50. Sapendo che la domanda nei prossimi 10-15 anni raddoppierà, dobbiamo integrare con nuove fonti». Il futuro di Cerano, dunque, è segnato: la direzione è quella della transizione energetica. Ma fino a quando non saranno operative alternative sufficienti a garantire la sicurezza del Paese, le torri della centrale continueranno a dominare la costa brindisina, in attesa che il carbone lasci davvero spazio a nuove energie.