La nuova Casa della Comunità di Ostuni riaccende il dibattito sulla collocazione dei servizi sanitari territoriali. A intervenire è il consigliere segretario del Consiglio regionale, Tommaso Gioia, che chiede di mantenere gli ambulatori specialistici e i servizi di primo contatto nella sede dell’ex Pronto soccorso, già interessata da interventi di adeguamento. Al centro della questione c’è il tema dell’accessibilità. Per Gioia, infatti, la funzione delle Case della Comunità rischia di essere compromessa se i servizi vengono collocati in una posizione difficilmente raggiungibile dalla popolazione, in particolare dalle fasce più fragili.
«La Casa della Comunità di Ostuni non può e non deve trasformarsi nella casa degli incubi per i cittadini», afferma Gioia, ricordando di aver manifestato sin dall’inizio perplessità sulla localizzazione individuata. Secondo il consigliere regionale, queste strutture dovrebbero rappresentare un punto di riferimento sanitario facilmente raggiungibile, capace di avvicinare i servizi alla popolazione e di semplificare l’accesso alle prestazioni. La criticità, sostiene Gioia, riguarda soprattutto la distanza dal centro urbano e le difficoltà che potrebbero incontrare le persone prive di un mezzo di trasporto proprio. Una condizione che, a suo giudizio, rischia di penalizzare soprattutto anziani, persone con disabilità e cittadini con maggiori difficoltà negli spostamenti.
Gli investimenti
Da qui la richiesta di non procedere al trasferimento degli ambulatori specialistici fuori dal centro abitato. «Comprendo l’esigenza amministrativa di attivare la struttura nei tempi previsti – spiega – ma non posso condividere la scelta di trasferire gli ambulatori specialistici fuori dal centro urbano». Gioia richiama quindi gli investimenti già effettuati per l’adeguamento dei locali dell’ex Pronto soccorso, individuando proprio in quella sede la soluzione che, a suo avviso, garantirebbe una maggiore accessibilità ai servizi. «Credevamo di aver risolto definitivamente il problema investendo importanti risorse pubbliche per l’adeguamento dei locali dell’ex Pronto soccorso», sottolinea. Il consigliere regionale insiste sul significato concreto del concetto di prossimità.
Una sanità territoriale realmente vicina ai cittadini, osserva, non può essere definita soltanto sulla base della presenza fisica di una struttura, ma deve garantire la possibilità effettiva di raggiungere gli ambulatori e usufruire delle prestazioni senza affrontare difficoltà logistiche. «Una Casa della Comunità è davvero “di comunità” solo se permette a tutti di accedervi in piena autonomia, sicurezza e senza ostacoli logistici», afferma Gioia. Il riferimento è soprattutto alle persone che potrebbero avere maggiori difficoltà negli spostamenti: per un anziano o una persona con disabilità, la distanza e l’assenza di collegamenti adeguati possono trasformarsi in un ostacolo concreto all’accesso alle cure.
