Il ministero dell’Interno e quello della Difesa si sono costituiti parti civili nel processo a carico di Camillo Giannattasio, accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato (in concorso con Michele Mastropietro, morto a seguito di un conflitto a fuoco con due poliziotti) del brigadiere capo dei carabinieri, Carlo Legrottaglie, ucciso il 12 giugno scorso nei pressi della zona industriale di Francavilla Fontana, in una sparatoria con due persone a bordo di un’auto risultata rubata.
Il processo si è aperto stamattina davanti alla Corte d’Assise di Brindisi, presieduta da Maurizio Saso. Giannattasio è l’unico imputato. È accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale, porto e detenzione di armi clandestine e munizioni, ricettazione.
In aula erano presenti la vedova di Legrottaglie, il collega che era con lui il 12 giugno e l’imputato.
Nell’udienza di oggi è stata accolta la richiesta da parte dell’Avvocatura dello Stato (avvocato Angela Caprioli) di costituzione di parte civile dei ministeri dell’Interno e della Difesa.
Le altre parti civili, moglie e figlie della vittima, e il collega, sono assistiti dai legali Stefano Andriola, Giovanni Fiorino e Donato Manelli. L’avvocato Luigi Danucci difende l’imputato.
Nell’udienza di oggi la Corte ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Livia Orlando, di disporre una perizia, per estrarre copia forense, sui telefoni cellullari dell’imputato già sequestrati all’indomani dell’omicidio del carabiniere. Nella prossima udienza, fissata per il 24 febbraio, sarà conferito l’incarico.










