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Brindisi, scarcerato recluso sofferente dopo un lungo sciopero della fame

Detenuto per giorni interi in sciopero della fame, ma le sue condizioni di salute peggiorano: la Garante delle persone private della libertà personale ottiene la scarcerazione dal tribunale.

La storia

Un detenuto di 54 anni straniero, su disposizione del tribunale, ha lasciato la casa circondariale di Brindisi ed è stato preso in carico dai propri familiari, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, dopo essere stato in sciopero della fame per giorni interni. È stata la Garante delle persone private della libertà personale di Brindisi, Valentina Farina, ad informare il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ed il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, trasmettendo la segnalazione relativa alla situazione sanitaria e alle criticità emerse, e ad ottenere, poi, la scarcerazione.

La dignità

La Garante Farina, ringraziando il tribunale di sorveglianza di Lecce per l’attenzione e la tempestività ed il personale dell’istituto penitenziario per la collaborazione, evidenzia che in questa vicenda «emerge con forza anche la dimensione umana della persona detenuta: la dignità con cui ha affrontato la propria condizione, il senso di orgoglio nel rivendicare di essere ascoltato dalla giustizia e l’attenzione costante a non arrecare ulteriore sofferenza ai propri familiari. Lo sciopero della fame è stato vissuto come una scelta estrema, nel solo principio di poter essere ascoltato».

La vicenda trae origine da una segnalazione urgente trasmessa al tribunale di sorveglianza di Lecce, con cui era stato rappresentato il rapido peggioramento delle condizioni di salute dell’uomo.

«Il quadro clinico progressivamente aggravatosi – spiega Farina – ha reso necessario un immediato intervento di valutazione, anche alla luce del concatenarsi di eventi e di questioni giuridiche particolarmente complesse, che hanno richiesto un’attenta ricostruzione sotto il profilo procedurale e giurisprudenziale. Nel corso della vicenda sono infatti emerse criticità legate alla corretta identificazione anagrafica del soggetto, con riferimento al nome di origine, nonché a precedenti sviluppi processuali connessi ad un fermo e alla mancata comparizione di difensori nominati nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato. Circostanze – spiega – che hanno contribuito a determinare una situazione giuridica articolata e meritevole di approfondimento. Il provvedimento adottato rappresenta una valutazione specifica e individuale da parte dell’autorità giudiziaria, basata sulle condizioni sanitarie accertate e sulle peculiarità del caso».

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