La multinazionale LyondellBasell ha annunciato l’avvio delle consultazioni sindacali per chiudere l’unità produttiva di polipropilene entro il 31 dicembre di quest’anno. La decisione è legata al deterioramento delle condizioni competitive e ai costi logistici insostenibili, acuiti dallo spegnimento del cracking da parte di Eni e Versalis. Una scelta che piomba sul petrolchimico dopo la chiusura dell’impianto P9T di fine 2023. Per il territorio si profila un impatto devastante, con decine di lavoratori diretti e centinaia dell’indotto che rischiano di restare senza occupazione.
Le accuse al Governo
L’annuncio ha scatenato la durissima reazione dei sindacati. Il segretario di Cgil Gino Giove e il segretario della Filctem Marco Falcinelli definiscono la notizia «gravissima» e parlano di un «effetto domino» ampiamente previsto. Per i sindacati, il caso Brindisi certifica il fallimento della linea del ministro delle Imprese Adolfo Urso, accusato di aver accettato lo smantellamento della chimica di base italiana avviato da Eni. Anche il deputato Claudio Stefanazzi (Pd) attacca il governo, annunciando un’interrogazione parlamentare e citando modelli virtuosi di decarbonizzazione senza tagli, come quello di Shell in Olanda.
Nodo bonifiche e advisor
L’assessore comunale alle Attività Produttive Giuseppe De Maria esprime sconcerto e chiede un intervento nazionale per evitare che il Sud venga sacrificato a vantaggio degli stabilimenti del nord. Sulla vicenda interviene anche il consigliere regionale Fabiano Amati, il quale sottolinea che i diritti dei brindisini non possono essere calpestati e lancia un monito chiaro: «chi decide di andare via deve farsi carico dello smontaggio degli impianti e delle bonifiche, per evitare che la città diventi un cimitero di ferraglie».
Resta poi l’incognita advisor, Jp Morgan, incaricata di trovare acquirenti per il cracking. Secondo Cgil e Filctem, il sospetto è che sia solo un’operazione di facciata per guadagnare tempo. Sul tema interviene però il segretario regionale di Forza Italia, il deputato Mauro D’Attis, il quale pur confermando l’attenzione del governo, chiede a JPMorgan di velocizza la ricerca di un acquirente per salvare il cracking e l’intera filiera, invocando interventi specifici a tutela di lavoratori e imprese. Marcello De Marco, di Femca Cisl, giudica irricevibile la chiusura. Secondo il sindacalista, l’azienda ha il dovere sociale di presentare subito un piano industriale alternativo con investimenti concreti per salvaguardare i livelli occupazionali. Carlotta Schirripa, della stessa sigla, chiede un tavolo urgente di crisi al Mimit con la Regione e i vertici aziendali.
