Ci sono abbracci che valgono un’intera vita di attese, battaglie e speranze mai sopite. È quello che ha finalmente unito Giovanni Bocci, un padre originario di Brindisi, e suo figlio Adelio, un ragazzino che oggi ha quasi 13 anni. Si sono ritrovati a Taraz, in Kazakistan, a ben 11 anni di distanza da quel drammatico 2015 in cui la madre, di origini tagike, decise di portare via il piccolo, che all’epoca aveva appena due anni.
«Giovanni è felicissimo e noi stiamo vivendo una favola». A dare voce a questa immensa gioia è Elsa Bocci, zia del ragazzino e sorella di Giovanni. È lei a raccontare le intense emozioni di questi giorni, mentre il fratello è in viaggio per fare rientro in Puglia.
Il ricongiungimento non è stato solo un rapido incontro formale, ma un vero e proprio ritrovarsi. «Il nostro Adelio sta bene, ha trascorso giorni molto belli con il padre: hanno pranzato assieme, passeggiato e dormito abbracciati», racconta ancora Elsa.
Un miracolo reso possibile anche grazie all’incessante e decisivo lavoro della diplomazia. Durante il viaggio e le procedure in Kazakistan, Giovanni Bocci ha ricevuto il pieno supporto dell’ambasciata italiana: «È stato accompagnato dal viceambasciatore e dal console, entrambi molto alla mano e presenti», sottolinea la famiglia.
Uno spiraglio per il futuro
Un dettaglio fondamentale apre scenari di distensione per il futuro di questa complessa vicenda familiare. Agli incontri tra padre e figlio, infatti, ha partecipato anche la madre del ragazzino. Un confronto pacifico, culminato in un gesto che fa ben sperare: «Giovanni e la mamma di Adelio si sono scambiati il numero di telefono, è un segnale estremamente positivo», aggiunge Elsa.
Prima di ripartire per l’Italia, Giovanni ha voluto fare una promessa solenne a suo figlio: gli ha ricordato che gli sarà sempre accanto, nonostante i chilometri di distanza, e che il suo unico e più grande sogno resta quello di «fare il padre, proprio come ha fatto in questi giorni».








