Tre persone sono state arrestate, e Brindisi, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Lecce su una presunta estorsione, aggravata dal metodo mafioso.
Tra gli arrestati c’è l’ex presidente del Consiglio comunale del capoluogo adriatico, il 36enne Pietro Guadalupi. Gli altri due sono Andriano Vitale e Mauro Iaia.
Ai tre è stata notificata nelle scorse ore, dalla squadra mobile di Brindisi, un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Maria Francesca Mariano su richiesta del pubblico ministero della Direzione distrettuale sntimafia Carmen Ruggiero.
Tra i destinatari della misura anche una quarta persona che al momento risulterebbe irreperibile.
Le indagini
Guadalupi, il 40enne Mauro Iaia e Adriano Vitale, di 58anni, si trovano ora in carcere. L’ordinanza notificata questa mattina è l’epilogo di indagini che lo scorso autunno avevano indotto la Dda di Lecce ad emettere dapprima un provvedimento di fermo di indiziato di delitto e, successivamente, richiedere ed ottenere una misura cautelare in carcere nei confronti di cinque persone ritenute appartenenti
alla frangia dei “tuturanesi” della Sacra Corona Unita.
Tra loro Salvatore Bucarella, ritenuto figura di spicco dello stesso sodalizio. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile di Brindisi e dal S.i.s.c.o di Lecce: in questa seconda fase sarebbero emerse alcune estorsioni ai danni di imprenditori della zona.
In particolare in un caso, Iaia, insieme ad altre persone coinvolte nel procedimento di settembre, avrebbe costretto il titolare di un’azienda edile a corrispondere la somma di 500 euro a titolo di “pensiero”, per l’attività di manutenzione di alcuni “canali” che si trovano a Brindisi, nella frazione di Tuturano, un territorio che ritenuto sotto il loro controllo.
All’imprenditore – riferiscono gli inquirenti – sarebbero giunte minacce esplicite facendo riferimento alla caratura criminale del gruppo.
Secondo l’accusa Guadalupi avrebbe ricevuto l’ordine da parte dell’esponente della criminalità organizzata di mettersi in contatto con referenti della frangia storica dei “tuturanesi” per entrare in contatto con la vittima.
E lo stesso 36enne, dando seguito all’ordine ricevuto, avrebbe organizzato l’incontro con la vittima, spiega la nota, «agevolando i membri del clan nell’ottenere il provento estorsivo, la cui riscossione avveniva alla sua presenza».
