Il 2025 segna un ulteriore giro di vite sulle Ong impegnate nel soccorso in mare. A certificarlo è il rapporto annuale dell’Osservatorio sulle migrazioni di Lampedusa di Mediterranean Hope, che parla di una piena attuazione del cosiddetto decreto flussi e di un impianto sanzionatorio sempre più rigido sulle attività di ricerca e soccorso (Sar).
Un quadro che chiama in causa direttamente anche Brindisi. Le nuove norme ampliano le responsabilità di comandanti e armatori, introducendo un sistema progressivo di sanzioni fino alla confisca delle navi alla terza contestazione. L’impatto, secondo il rapporto, è pesante: tra febbraio 2023 e settembre 2025 si contano 29 fermi, oltre 700 giorni di navi bloccate e più di 800 giorni di navigazioni forzate verso porti lontani.
Una dinamica che sottrae risorse ai soccorsi e riduce la presenza civile in mare, favorendo respingimenti e aumentando il rischio di naufragi. Da giugno, il numero dei fermi cresce sensibilmente, colpendo anche imbarcazioni appena rientrate da operazioni di salvataggio.
In questo scenario, Brindisi assume un ruolo chiave. Il Tribunale cittadino ha infatti sollevato la questione di costituzionalità del cosiddetto Decreto Piantedosi, poi confermata dalla Corte Costituzionale l’8 luglio 2025: il diritto marittimo internazionale, è stato ribadito, non può essere aggirato da norme punitive e discriminatorie. Un passaggio che pone Brindisi al centro di un dibattito nazionale e internazionale, dove il confine tra sicurezza, legalità e tutela della vita umana in mare appare sempre più fragile.