Da gigante della distribuzione pugliese a simbolo di una battaglia legale senza fine. Il marchio «Migro», storico cash & carry con oltre dodici punti vendita, è al centro di una maxi inchiesta con accuse pesanti da parte della Procura di Trani, secondo la quale per anni avrebbe evaso sistematicamente le tasse, mantenendo prezzi artificiosamente bassi e danneggiando concorrenti e creditori.
Il fulcro dell’inchiesta
Stando a quanto contenuto nell’avviso di conclusione indagini notificato agli indagati, l’azienda non avrebbe pagato le imposte intenzionalmente per rimanere competitiva sul mercato. Le accuse parlano di bancarotta fraudolenta distrattiva e preferenziale, ovvero la sottrazione di asset a danno dei creditori e di simulazione di crediti inesistenti, con sottostima degli attivi per oltre 200 milioni di euro nella proposta di transazione fiscale rigettata dall’Agenzia delle Entrate.
Un concordato controverso
A novembre del 2023 il Tribunale di Trani aveva omologato un concordato preventivo, pensato per gestire i debiti del gruppo di circa 400 milioni di euro. Ma la Procura e l’Agenzia delle Entrate hanno impugnato il provvedimento, sostenendo che il Tribunale non avesse valutato correttamente le riserve dell’Erario. La Cassazione ha confermato violazioni procedurali e la Corte d’Appello di Bari dovrà riesaminare l’iter, probabilmente entro il prossimo mese di febbraio. Se l’omologa non verrà concessa nuovamente, il fallimento sarà inevitabile.
Entità economica e sociale
Il gruppo Ingross Levante, titolare di Migro, ha accumulato, in cinque anni, dal 2015 al 2020 circa 340 milioni di euro di debiti tributari. Con circa 300 dipendenti distribuiti tra i punti vendita e i hub logistici, l’inchiesta non rappresenta solo uno scandalo fiscale, ma una possibile crisi occupazionale per la Puglia.
Il lato umano e competitivo
Dietro i numeri ci sono persone e aziende con dipendenti preoccupati per il futuro, clienti abituati a prezzi convenienti e fornitori che rischiano di non vedere saldati i crediti. Gli esperti di diritto fallimentare sottolineano che casi come questo pongono domande fondamentali sul confine tra competitività e legalità. Ci si chiede se è possibile tagliare i prezzi senza pagare le tasse, chi paga il conto quando un grande distributore fallisce e se la vicenda Migro rappresenta un caso isolato o un sintomo di problemi più ampi nella grande distribuzione italiana.









