«Ho sentito il colpo e ho pensato: sono morta». Le parole di Sara restituiscono tutta la paura vissuta all’interno della discoteca di Bisceglie, dove è stato ucciso Filippo Scavo.
«C’era tantissima gente, molti arrivati anche da Bari – racconta – Poi quel rumore secco. Siamo scappati, ci spingevano, ci siamo ritrovati a terra. Tutti urlavano: hanno sparato. Io ho riportato graffi e ferite nella calca». Attimi di caos, con centinaia di giovani in fuga verso l’uscita.
Anche Emma era lì. «All’inizio pensavamo fossero coriandoli sparati dal dj – spiega – poi qualcuno ha gridato che c’erano dei colpi di pistola. In pochi minuti la discoteca si è svuotata. Abbiamo avuto una paura terribile».
La tragedia sposta il focus sulla sicurezza nei locali. Il presidente del Silb-Fipe Maurizio Pasca sottolinea come gestori e personale siano spesso impotenti davanti a persone armate: «Se qualcuno entra mostrando una pistola, un buttafuori non può rischiare la vita». Da qui la richiesta di una presenza stabile delle forze dell’ordine anche all’interno delle discoteche: «Siamo pronti persino a contribuire economicamente, ma servono uomini e mezzi. Non possiamo lavorare con questa paura».
Parole che trovano eco nelle istituzioni. Il sindaco Angelantonio Angarano parla di una comunità «colpita e preoccupata», invitando a reagire: «Bisceglie è fatta di persone perbene, dobbiamo rimetterci in piedi».
Dura anche la posizione della consigliera regionale Tonia Spina, che definisce l’accaduto «di estrema gravità» e chiede controlli più stringenti: «La movida è sotto pressione, serve una risposta immediata per garantire sicurezza ai giovani».