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Rifiuti d’oro, maxi confisca da mezzo milione di euro a due ditte di Barletta e Trani

Il Tribunale di Trani ha sancito l’irrevocabilità delle sentenze che dispongono la confisca di circa 550 mila euro a carico di due società del territorio operanti nel recupero di rifiuti speciali. I provvedimenti, notificati dai finanzieri del Comando provinciale di Barletta-Andria-Trani, riguardano somme già versate al Fondo Unico Giustizia durante due distinte inchieste condotte tra il 2023 e il 2024.

Le indagini hanno svelato un sistema di gestione illecita che ha trasformato siti autorizzati in discariche fuori controllo, mettendo a rischio l’integrità del suolo e la sicurezza pubblica.

Scempio ambientale a Barletta

La prima operazione, avviata nel 2021 dalla Procura di Trani in sinergia con i Carabinieri Forestali di Bari, ha colpito un’impresa di Barletta attiva nel riciclaggio di inerti da demolizione e biomasse. Gli accertamenti hanno svelato che l’azienda gestiva materiali in quantità ventidue volte superiori al limite autorizzato di mille tonnellate.

L’accumulo massivo ha creato una discarica abusiva su quarantamila metri quadrati, un’area cinque volte superiore a quella consentita, occupando persino suoli demaniali comunali. La mancanza di pavimentazione impermeabilizzata ha inoltre causato il percolamento delle acque piovane nel sottosuolo. Per il periodo 2019-2021, il profitto illecito era stato quantificato in 534 mila euro: l’intero compendio aziendale era stato posto sotto sequestro preventivo.


Il vetro a Trani

La seconda inchiesta, risalente al febbraio 2024, si è concentrata su un’impresa di Trani specializzata nella lavorazione di rottami vetrosi. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno scoperto che la ditta raddoppiava sistematicamente i volumi di stoccaggio rispetto alle 6.650 tonnellate consentite. Le pile di frammenti avevano raggiunto altezze di otto metri e mezzo, superando i limiti di sicurezza e prospettando il rischio di un cedimento franoso sulla vicina linea ferroviaria. L’attività ha permesso di quantificare un profitto da reato superiore al milione di euro per il triennio 2022-2024, culminando nel blocco dei beni societari.

Sentenze e sanzioniL’iter processuale si è concluso con l’applicazione di pene concordate per l’ipotesi di gestione non autorizzata di rifiuti. Oltre alla confisca definitiva dei 550 mila euro, il Tribunale ha inflitto sanzioni amministrative alle società per un totale di 43 mila euro.

L’operazione sottolinea l’impegno della Guardia di Finanza nell’aggressione dei patrimoni illeciti e nella difesa dell’ambiente, impedendo che lo sfruttamento abusivo del territorio generi vantaggi economici a danno della legalità e della trasparenza del mercato.

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