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Riccardo di Teo, a 40 anni lascia tutto e parte per un viaggio del mondo

C’è un modo per festeggiare quarant’anni che non si trova nei cataloghi dei regali e non si prenota su nessuna app. Riccardo Di Teo, andriese classe 1986, lo ha trovato a modo suo: ieri, alle undici di mattina, si è presentato in piazza Catuma con uno zaino di poco più di dieci chili sulle spalle e ha cominciato a camminare. Senza una data di ritorno.

La storia

La piazza non è stata scelta a caso. È lì che sorgeva la «Polleria Roma», l’attività di famiglia in cui Riccardo è cresciuto fino ai sedici anni, respirando il profumo del lavoro quotidiano e dei sacrifici di chi lo aveva preceduto. Tornare lì per ripartire ha il sapore di un cerchio che si chiude e si riapre allo stesso tempo. La sindaca ha impresso il primo timbro sulla sua credenziale di viandante, trasformando un atto intimo in un gesto pubblico: quel viaggio, in qualche modo, appartiene anche alla città.

Non è un anno sabbatico, tiene a precisare Riccardo. È qualcosa di più radicale. Una scelta maturata tre anni fa, quando ha deciso di «lasciare ciò che è conosciuto per inseguire ciò che fa stare bene». Nel mezzo, una vita costruita con tenacia: dopo l’adolescenza andriese, un percorso nel settore della macelleria che lo ha portato a girare l’Italia e ad accumulare esperienza e risparmi. Quei risparmi oggi finanziano la partenza, con un budget giornaliero tra i cinque e i dieci euro. Se servirà, si fermerà a lavorare o fare volontariato lungo la strada. Il mestiere, dice, lo sa fare bene ovunque.

Il progetto

Il progetto si chiama «Andria nel Mondo» e nei primi nove mesi seguirà la Via Francigena, l’antica arteria medievale percorsa dai pellegrini verso Roma e la Terra Santa, fino a La Spezia. Poi la Francia, Marsiglia, la penisola iberica, il Portogallo. Dopo? Cinque continenti da attraversare, senza fretta e senza scadenze. Dieci anni, forse. O il tempo che ci vorrà.

Riccardo non ama la parola pellegrino. Preferisce viandante: niente meta, solo direzione. Ogni giorno tra i trenta e i quaranta chilometri, una tenda, una corona di San Francesco e un santino di San Francesco di Paola come compagni silenziosi, accanto alla tecnologia indispensabile – pannello solare, power bank, cellulare – per restare connesso e raccontare il percorso. Non è la prima volta che cammina: negli ultimi anni ha percorso la Rotta dei Due Mari, sentieri in Calabria, in Toscana e in molti altri angoli d’Italia. Ma questa volta la partenza è diversa. Definitiva.

La solidarietà

Al suo cammino si lega anche una raccolta fondi a sostegno della «Fondazione Limpe per il Parkinson Ets»: ogni chilometro percorso diventa così un gesto concreto verso chi lotta con una malattia che ruba il movimento. «Viviamo vite lanciate a trecento all’ora senza sapere davvero verso dove», ha detto prima di partire. Lui, invece, sa dove mettere il prossimo passo. E per ora gli basta.

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