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Pesce a rischio contaminazione, otto indagati nel blitz dei Nas al porto di Trani

Acqua di mare prelevata dal porto e utilizzata per irrorare il pescato sulle bancarelle, smaltimenti illeciti di scarti organici in mare con una potenziale esposizione dei consumatori e degli acquirenti a rilevanti rischi di contaminazione chimica e batteriologica. Le accuse mosse a otto indagati, di età compresa tra i 27 e i 62 anni, durante…
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Acqua di mare prelevata dal porto e utilizzata per irrorare il pescato sulle bancarelle, smaltimenti illeciti di scarti organici in mare con una potenziale esposizione dei consumatori e degli acquirenti a rilevanti rischi di contaminazione chimica e batteriologica.

Le accuse mosse a otto indagati, di età compresa tra i 27 e i 62 anni, durante una vasta operazione che ha coinvolto militari di terra, carabinieri dei Nas e nucleo Subacquei, per un totale di una settantina di uomini e donne del Comando provinciale dei Carabinieri nell’area portuale della città di Trani, trascendono il mero piano commerciale e vanno ad approfondire anche l’ambito della sicurezza ambientale e della collettività.

L’operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani e, in esecuzione di un decreto preventivo, ha prodotto il sequestro delle bancarelle destinate alla vendita diretta del pescato sulla banchina. Accanto ai militari presenti anche i funzionari tecnici dell’Arpa Puglia, incaricati dei rilievi ambientali, mentre il reparto subacquei ha effettuato ispezioni delle strutture sommerse.

Il focus del blitz si è concentrato su una decina di postazioni situate tra piazza Sedile San Marco e via Banchina al Porto, area in cui di consueto i pescatori tranesi commerciano al dettaglio il proprio pescato in assenza di chiarezza e confronto con l’amministrazione comunale in termini di aree da destinarsi a tale attività, concessioni e condizioni in cui viene effettuata la vendita diretta.

Questa attività commerciale ora è nel mirino della magistratura a ridosso delle elezioni amministrative e pertanto diventerà inevitabilmente uno dei punti centrali dei programmi elettorali dei candidati sindaco. L’accusa nei confronti degli indagati – sostenuta da documentazioni rilevate nel corso di un’attività investigativa tra dicembre 2025 e gennaio 2026 – è di gravi condotte lesive della salute pubblica, dell’ambiente marino e della legalità nell’uso del demanio.

«Si tratta di condotte che investono in modo diretto il bene primario della salute pubblica, compromettendo le condizioni minime di sicurezza alimentare e tracciabilità che devono presidiare l’intera filiera ittica», scrivono dal Tribunale di Trani.

Durante le indagini i militari hanno documentato uno smaltimento illecito in mare di liquidi di lavaggio delle barche e dei banchi di vendita oltre che di scarti organici, con potenziale aggressione all’ambiente marino. Alcuni operatori della marineria tranese, non indagati, manifestano malumori relativi alla mancanza di un accordo con l’amministrazione sull’area dedicata con regolari concessioni per la vendita al dettaglio del pescato in una zona che sia attrezzata e vicina all’area portuale.

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