Palloncini rossi a forma di cuore liberati nel cielo e una folla commossa e silenziosa. Bisceglie, nel giorno del lutto cittadino proclamato dal sindaco Angelantonio Angarano, si è fermata per tributare l’ultimo saluto a Patrizia Lamanuzzi, la donna di 54 anni vittima del tragico omicidio-suicidio consumatosi lo scorso 15 aprile.
A spezzare la sua vita è stato il marito 61enne, Luigi Gentile, da cui si stava separando: secondo le indagini, l’uomo avrebbe prima tentato di strangolarla, per poi spingerla nel vuoto dal balcone del loro appartamento al quinto piano in via Vittorio Veneto, gettandosi infine a sua volta dallo stesso terrazzino.
Il commovente messaggio dei figli
Al termine della messa esequiale, celebrata nella chiesa della Misericordia, i figli della donna, Mauro ed Elia, hanno trovato la forza di dedicare alla madre parole intrise di amore e gratitudine, confermando la volontà, già espressa alla vigilia tramite i legali, di custodirne il ricordo più intimo e autentico. «Sei stata una mamma che ha vissuto per la famiglia e siamo certi che avresti continuato a farlo e avresti dato te stessa come sempre hai fatto, con tutto l’amore – hanno letto i due ragazzi –. Desideravi sempre aiutare in ogni modo ogni persona e la gente qui presente ne è la dimostrazione. Grazie per averci donato e insegnato la vita».
A stringere l’intera comunità in un abbraccio virtuale alla famiglia è stato il parroco, don Michele Barbaro. Rivolgendosi direttamente ai due giovani, il sacerdote ha espresso la vicinanza della città: «Mauro ed Elia, a voi va l’abbraccio di tutta la chiesa, del vescovo e di tutta questa città che veramente con grande affetto si stringe al vostro dolore».
Nella sua omelia, don Barbaro ha riflettuto sul dramma della violenza cieca che spiazza e annichilisce, richiamando tutti a una profonda conversione interiore: «Abbiamo bisogno di ritornare a Dio per ritrovare tutto ciò che ci permette di aprirci all’altro con amore. Ma un amore – ha ammonito con fermezza il parroco – che dona la vita, non la toglie, un amore che rende l’altro autentico nel suo essere immagine e somiglianza di Dio».