“Sulle orme di mio padre” è il titolo della straordinaria iniziativa del 73enne barlettano Pasquale Caputo, che ha deciso di ripercorrere il cammino di suo padre Francesco, militare italiano, che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu catturato e deportato nei campi di prigionia tedeschi, nei dintorni di Monaco di Baviera. Qui rimase fin quando, l’8 maggio 1945, i soldati americani arrivarono da ovest per aprire i campi e permettere ai sopravvissuti di ritornare nelle loro città d’origine.
«Mio padre tornò il 27 luglio del 1945 a Barletta, camminando a piedi per centinaia di chilometri – racconta Pasquale – quello che farò io, è un cammino che non solo darà memoria alla tragedia e alle difficoltà che hanno incontrato i milioni di soldati, ma servirà a diffondere un messaggio di pace». Pasquale partirà domani per Monaco e qui visiera i campi di Moosburg, Memmingen e Kaufbeuren, poi da quest’ultima città seguirà la strada Romea che scende fino al Brennero, per ricreare idealmente il percorso di suo padre, giungendo a Barletta nel mese di luglio proprio come lui.
«Mio padre era analfabeta e raccontò questa vicenda per la prima ed unica volta durante una notte, in un discorso con mio zio materno quando io avevo solo 7 anni; da quella notte ho portato dentro quelle parole per 66 anni, mettendo insieme tutti i pezzi della storia», spiega Pasquale. Uno sportivo da sempre, ad oggi ha corso diverse maratone, ma questa è sicuramente la più importante. L’iniziativa è partita circa un anno fa grazie all’associazione “Barletta Sportiva” di cui lui stesso fa parte, che lo ha aiutato a realizzare il suo desiderio. «Mi ritengo un portatore di pace, soprattutto in questo periodo storico, in cui si sta rivivendo la realtà della guerra. Ho stampato sulle mie maglie un messaggio di pace universale, tratto dal libro “Servabo: memoria di fine secolo” di Luigi Pintor», afferma Pasquale. Tre i fattori per organizzare il viaggio: tempo, salute e qualche soldo, contando sul sostegno di coloro che incontrerà lungo il percorso.
Inoltre, durante il cammino sarà costantemente monitorato con strumenti innovativi di telemedicina messi a disposizione da Aress Puglia. «Un sorriso, un saluto, una gentilezza, soprattutto quando si è per strada, sono il carburante per andare avanti; durante il mio cammino voglio parlare solo di pace, condividendo con chiunque vorrà, la storia di questi ragazzi a cui hanno rubato la parte centrale della vita e ai quali voglio restituire il tempo perduto attraverso le mie parole», conclude Pasquale.










