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Barletta, una fiaccolata nel parco per il giovane Cilli: «Chi ha spento un sorriso non può sorridere»

«Chi ha spento un sorriso non può continuare a sorridere! Chi sa e resta in silenzio è complice». Questa, la frase degli striscioni che hanno accompagnato la fiaccolata organizzata ieri sera, ad un mese esatto dalla scomparsa del giovane Michele Cilli. Da allora pochi e frammentari elementi sono emersi nel corso delle indagini: il ritrovamento di indumenti in zona Fiumara, taniche di acido muriatico nella stessa zona e la lettera anonima, recapitata alla famiglia.

La famiglia di Michele Cilli ha invitato tutti i cittadini barlettani e dei paesi limitrofi, a partecipare alla fiaccolata per abbattere il muro dell’omertà, partita dal parco dell’Umanità nella zona 167 di Barletta. L’obiettivo è stato quello di smuovere le coscienze, dopo il terribile episodio di cronaca, che vede come protagonista il giovane 24 enne barlettano, scomparso esattamente un mese fa, nella notte tra il 15 e il 16 gennaio, del quale non si hanno più notizie.
Da diversi giorni ormai, l’avvocato della famiglia, Michele Cocchiarole e il criminologo Gianni Spoletti, stanno raccogliendo tutti i dettagli utili al caso, che da un mese non trova soluzione. Uno dei dettagli fondamentali, è sicuramente la lettera anonima giunta alla famiglia, circa due settimane dopo la scomparsa del giovane, al cui interno erano presenti delle indicazioni riguardo la possibile appartenenza dei vestiti e delle scarpe ritrovate in zona Fiumara, al probabile assassino di Michele.
Alla fiaccolata, presenti i familiari di Michele: la mamma, Maria Comitangelo, profondamente commossa e straziata dal dolore, e i due fratelli Monica e Antonio. Simbolici sono stati anche i numerosi palloncini bianchi e i grandi striscioni con il volto di Michele, per sensibilizzare i barlettani, affinché emerga la verità.
La mamma di Michele, pochi giorni fa, ha scritto una lettera al presidente Michele Emiliano, in cui afferma che l’aguzzino di suo figlio esce e va al bar, come se nulla fosse e l’accusa ricade proprio sul 34 enne con cui il giovane è stato visto allontanarsi in auto, la sera tra il 15 e il 16 gennaio.
Nella lettera, la mamma di Michele, disperata per la situazione che non trova ancora risposta, chiede di poter riavere il corpo del figlio, per dargli un degno funerale e conclude chiedendo giustizia.
«Voglio che esca fuori il colpevole, io rivoglio indietro almeno il corpo di mio figlio – afferma in lacrime la mamma del giovane – mi manca tutto di mio figlio, la mia vita è cambiata perché non c’è lui, non c’è più il suo sorriso, il suo modo di prendermi in giro»
Anche i cittadini barlettani, uniti al dolore della famiglia di Michele, chiedono giustizia a gran voce ed invitano chiunque sappia qualcosa, a parlare per restituire dignità ad una madre che ogni giorno, da quel 15 gennaio, soffre e chiede incessantemente delle risposte.

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