Aula del Consiglio comunale di Barletta, tre giorni fa. Il confronto è duro, fra maggioranza e opposizione. Si parla di urbanistica e ci sono ruggini fra le parti. La regia delle riprese per consentire la diretta streaming della seduta, mostra i primi piani dei consiglieri che intervengono. I campi larghi sono rari e, in tutto questo, chi segue le assemblee cittadine a distanza, si perde il meglio, o forse il peggio. Ma quello che non si vede, si sente. E quello che, a un certo punto, si ode, è una voce fuori campo che pronuncia una frase in dialetto, poco comprensibile a chi non mastica l’idioma locale, ma che arriva come un proiettile alla destinataria, da un capo all’altro dell’aula, dai banchi della maggioranza di centrodestra a quelli dell’opposizione di centrosinistra, si sente un: «Reit mbecc’ a stu c…», espressione che fa riferimento all’organo sessuale maschile.
L’amarezza della consigliera
«Questo mi ha detto un consigliere di maggioranza, per un sorriso venuto fuori spontaneo di fronte alle farneticanti ricostruzioni ascoltate in aula», riferisce in un post la capogruppo del PD, Rosa Cascella. E aggiunge: «A che serve parlare di quote rosa, di rispetto per le donne, di cambio di cultura, ogni volta che una donna diventa un caso di cronaca? A che serve parlare di rispetto delle donne se poi, nei luoghi della democrazia, si tollerano comportamenti che lo negano ogni giorno? A cosa serve indignarsi per i commenti sessisti sui social se quegli stessi atteggiamenti trovano legittimazione dentro le istituzioni?».
Un clima avvelenato
Ma è il contesto generale, durante tutte le sedute di consiglio comunale, che è «avvelenato». «Mai prima d’ora si era assistito a una gestione del dibattito pubblico come quella attuale», prosegue Cascella. La capogruppo dem parla di «bullismo politico, gestacci fatti di nascosto, provocazioni, risatine, microfoni che improvvisamente smettono di funzionare mentre si parla. Emendamenti ignorati, risposte sgarbate». Una «cultura ignorante e retrograda che sta investendo il Paese e trova spazio anche nelle istituzioni», aggiunge Cascella.
Le prese di posizione
Tanta l’amarezza nei commenti sui social per l’accaduto e per i toni della seduta in generale. Fra gli interventi, quelli di un’altra consigliera, Michela Diviccaro, di Coalizione civica. «Credo che finché sentirò uomini al comando usare, nelle sedi vocate a essere esemplari più di altre, espressioni (nell’ordine) «reid ‘mbecc au kezz!»- «imenoplastica cementizia» – «stupro edilizio» come se fosse roba da macello o sulle quali, addirittura, fare ironia, siamo e resteremo distanti anni luce da ogni conquista di genere». Grazia Desario (SI), oltre a manifestare «sdegno e indignazione per il linguaggio volgare e offensivo utilizzato», sollecita «una segnalazione al Prefetto affinchè intervenga per invitare tutti i consiglieri a mantenere un linguaggio rispettoso e dignitoso, anche in situazioni di disaccordo o forte discussione». Dal circolo cittadino di Sinistra Italiana, stigmatizzano il «totale e inaccettabile fallimento del ruolo di garanzia del Presidente del Consiglio comunale» e che «è emersa una cultura politica arrogante e maschilista, tollerata, se non di fatto legittimata, da chi aveva il dovere istituzionale di intervenire, richiamare all’ordine e tutelare la dignità dell’aula».
Accusano di «complicità politica» chi giustifica, minimizza o sta in silenzio e chiedono «una condanna pubblica immediata, l’assunzione di responsabilità da parte del Presidente del Consiglio e un chiarimento politico da parte della maggioranza». Per il segretario cittadino della lista Emiliano Sindaco di Puglia, Gennaro Rociola, «l’ultimo Consiglio non solo sarà ricordato per il Piano Casa e le zone B5, ma per l’ennesimo oltraggio che l’assise consiliare quale istituzione, ha dovuto subire.
I silenzi
In silenzio è rimasto invece il «sesso forte» della politica, come se nulla fosse accaduto. In silenzio, soprattutto, il sindaco, Cosimo Cannito, e la Presidenza del Consiglio comunale. Da decenni le donne hanno avuto la forza di farsi spazio in politica, ben prima delle quote rosa, raggiungendo ruoli apicali. Ma la politica resta sempre la stessa, almeno in alcuni contesti. Una cosa da maschi, da bettola e postriboli, in cui poter bestemmiare e fare a pugni, nell’aula del Consiglio comunale di Barletta anche con la lingua italiana. E le donne, se vogliono, si adeguino, altrimenti possono sempre fare altro.