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Andria, il datore di lavoro la invita a prostituirsi: 40enne in difficoltà si rifiuta e lo denuncia

Denunciato imprenditore per induzione alla prostituzione. Accade ad Andria. A sporgere denuncia è una donna, di 40 anni, madre di due figli, un passato nella tossicodipendenza. Fragile, ma con tanto desiderio di rialzarsi e di crescere i suoi figli. La storia Quando Angela (il nome è di fantasia) trova un lavoro in un locale della…
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Denunciato imprenditore per induzione alla prostituzione. Accade ad Andria. A sporgere denuncia è una donna, di 40 anni, madre di due figli, un passato nella tossicodipendenza. Fragile, ma con tanto desiderio di rialzarsi e di crescere i suoi figli.

La storia

Quando Angela (il nome è di fantasia) trova un lavoro in un locale della zona le sembra di risorgere. Il titolare della struttura le dice pure che per aiutarla le mette a disposizione una casa in affitto e che la pigione la decurterà dal suo stipendio. Lei accetta. Vuole rifarsi una vita.

Ma inizia l’incubo. Lui le chiede di fare delle foto audaci: minimizza, assicura che il suo volto sarà coperto da una maschera. Lei rifiuta. Lui torna all’attacco: una volta, poi due. Infine, all’ennesimo rifiuto, lui dice quello che è il suo piano: mettere le foto su un sito di appuntamenti, due clienti al giorno, un tariffario già bel delineato.

«Guadagneremo dei soldi facilmente», le dice. Lei è offesa. Umiliata. Rifiuta. L’imprenditore non esita a cacciarla di casa. A quel punto Angela è decisa, si licenzia, si rende conto di non avere alternative: perdere la certezza economica, ma non la sua dignità e non cadere di nuovo in un giro di ricatti e false promesse.

La ribellione

A questo la donna punto capisce che non deve sfogarsi con una amica, un parente o almeno non solo con loro. Si rivolge al Servizio delle Dipendenze dell’Asl, si confronta con gli psicologi e gli assistenti sociali che sono nel centro, racconta tutto a loro, tra le lacrime. Si fida di loro perché in passato l’hanno aiutata a disintossicarsi. Viene invitata a denunciare tutto ai carabinieri.

Racconta ai militari il suo incubo, tutto ciò che le era accaduto, il ricatto, il piano congegnato dall’uomo che all’inizio sembrava volerla solo aiutarla a risollevarsi. Parte l’indagine e Angela, insieme ai suoi figli, viene affidata ad una comunità protetta.

Le indagini

I carabinieri intanto hanno iniziato a sentire l’uomo e anche a verbalizzare la sua versione. Così come stanno verificando la questione della pigione, decurtata dallo stipendio della donna che nel locale lavorava come dipendente appunto. La vicenda è chiaramente da chiarire.

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