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Teatro a Bari, Comentale: «Credo ancora che serva a tenere insieme le persone» – L’INTERVISTA

Il magistrato Giuseppe Volpe, procuratore Capo della Repubblica di Bari dal 2014 al 2020, ha definito bonariamente il suo amico burattinaio Paolo Comentale con una frase che rende bene il ruolo del personaggio: «Un esponente di spicco di un’arte pediatrica». Maestro, sabato scorso ha compiuto cifra tonda, 70 anni, di cui 50 dedicati alla professione.…
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Paolo Comentale

Il magistrato Giuseppe Volpe, procuratore Capo della Repubblica di Bari dal 2014 al 2020, ha definito bonariamente il suo amico burattinaio Paolo Comentale con una frase che rende bene il ruolo del personaggio: «Un esponente di spicco di un’arte pediatrica».

Maestro, sabato scorso ha compiuto cifra tonda, 70 anni, di cui 50 dedicati alla professione. Le fa piacere esser considerato all’unanimità, visti gli infiniti complimenti che le rivolgono, un punto di riferimento per la nuova generazione? Quella stessa fascia di età che poi, a ruota, è cresciuta e non si dimentica di lei?

«Sicuramente mi colpisce. Specie negli ultimi tempi passeggiando in strada incontro bambini che mi guardano con curiosità e mi salutano o sussurrano qualcosa nell’orecchio dei genitori; mi hanno riconosciuto e questa è una cosa molto interessante!»

Vale a dire?

«Il riconoscimento non passa, come avviene ormai sempre più spesso, attraverso il video ma tramite il palcoscenico».

Come è cambiato il teatro, a Bari, rispetto agli inizi della sua attività, negli anni ’80?

«Prima lo spettacolo era dedicato ai bambini della scuola elementare e media, ora il nostro pubblico ha un’età che va dai 3 ai 5 anni. La vera novità è che quello adulto si sta interessando sempre di più al nostro lavoro. Abbiamo perso una fascia di età e ne abbiamo acquistate altre».

Cosa comporta questo?

«Che la visione del teatro non riguarda solo l’intrattenimento ma ha assunto valenze sociali, igienico sanitarie e alimentari».

Un esempio?

«Ultimamente ci siamo impegnati in un lavoro sulla corretta educazione alimentare rivolto alle nuove generazioni su indicazione della ditta Ladisa».

Questo cambio di rotta si estende anche per le altre realtà teatrali del territorio?

«Direi di si. Pensi agli spettacoli fatti per la sicurezza sui posti di lavoro e anche di educazione permanente al personale. Il teatro ha pervaso tutti i gangli della società esprimendo in ogni spazio un’energia utile e originale, non solo per divertimento».

La dimensione prettamente spettacolare ha fatto un passo indietro?

«Sì e le faccio un esempio: Confindustria ha sviluppato una tensione particolare nel raccontare a livello teatrale le vicende imprenditoriali della nostra terra».

Lei è in scena da tanto, quale il bilancio?

«Agli inizi si facevano spettacoli traendoli da spunti leggeri, subito dopo abbiamo lavorato partendo dai classici della letteratura per l’infanzia e anche stabilendo dei rapporti saldi e duraturi con artisti impegnati nel raccontare l’immaginario infantile; prima con Emanuele Luzzati, ora Nicoletta Costa».

Lo stato generale di salute del teatro barese?

«Non possiamo sopravvivere senza un aiuto pubblico e questo non è mai garantito nei tempi e nei modi necessari per svolgere il nostro lavoro. Sono cresciuto in un ambiente nel quale il teatro rivestiva un ruolo molto importate nella società, prova ne era l’esistenza di una critica specializzata come quella di Egidio Pani che ha scritto recensioni memorabili e che hanno fatto la fortuna di alcuni spettacoli. Ora ci sono le “stand up comedy”, monologhi legati a dimensioni personali, di problemi e nevrosi, che prediligono gli aspetti privati, mentre i nostri maestri ci hanno sempre insegnato che il teatro, dagli antichi greci passando per Shakespeare, ha sempre avuto un rilievo di carattere sociale, si guardi ad Hamnet nella bellissima versione cinematografica di Chloé Zhao».

L’impatto dei social quanto ha modificato?

«Moltissimo e non solo il teatro, anche il nostro rapporto con lo spettacolo; in un modo positivo e negativo insieme».

Cosa si auspica?

«Vorrei poter fare spettacoli non solo il sabato e la domenica ma tutti i giorni della settimana e che ci fosse una pacifica invasione del teatro nella città».

Così come accade dove?

«Napoli insegna, anche Palermo o Milano».

Come ha trascorso il giorno delle candeline?

«Con la mia famiglia, in un luogo del cuore, vicino al mare, a San Vito, una frazione di Polignano a Mare, lì dove la figura di Pulcinella assume un sentimento profondo».

Prossimo evento?

«L’11 e 12 aprile, alle 18, al Granteatrino con Un pulcinella all’inferno dal racconto di Tommaso Fiore con i personaggi creati da Axel Farner e la musica dal vivo di Rocco Capri Chiumarulo e Alessandro Pipino».

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