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Sparatorie e timori, così il turismo frena: disdette e incertezze nel Barese. Preoccupati gli operatori

La paura corre veloce, spesso più dei fatti. E quando a muoversi è il timore, il turismo – che vive di percezioni prima ancora che di numeri – ne paga immediatamente il prezzo.

È quanto sta accadendo a Bari e nel Barese, dove le recenti sparatorie riconducibili a dinamiche di faida tra clan mafiosi stanno generando un effetto domino che arriva fino alle reception di hotel, B&B e strutture ricettive.

Le cronache di sangue, pur circoscritte ad ambienti criminali ben definiti, stanno incidendo sulla fiducia dei visitatori, alimentando richieste di chiarimenti e, in alcuni casi, vere e proprie disdette.

Operatori turistici e imprenditori del settore parlano di un clima di incertezza che si inserisce in una stagione già caratterizzata da prenotazioni sotto data e scelte sempre più caute da parte dei viaggiatori. Basta poco, dunque, per spostare gli equilibri: una notizia amplificata, un titolo allarmante, un passaparola sui social. E così, nel giro di poche ore, l’immagine di una destinazione può incrinarsi, anche se la realtà resta ben diversa.

A fotografare la situazione è Massimo Salomone, AD di Asco srl, coordinatore turismo Confindustria Puglia e presidente della sezione turismo di Confindustria Bari e Bat, secondo il quale: «Episodi come le recenti sparatorie, pur circoscritte a dinamiche criminali locali, hanno un impatto che va oltre il fatto in sé. In una fase in cui la domanda è più prudente e sempre più orientata verso prenotazioni last minute, anche segnali di questo tipo possono generare un effetto immediato, soprattutto sull’incoming, con richieste di chiarimenti, rallentamenti e, in alcuni casi, disdette. Detto questo, è fondamentale mantenere equilibrio. Bari non è una città insicura e non può essere raccontata come tale. Si tratta di episodi che non coinvolgono direttamente i flussi turistici e che non incidono sulla fruizione della città da parte dei turisti e dei visitatori. Il rischio, semmai, è quello legato alla percezione, che oggi viaggia molto più velocemente dei fatti. In un contesto competitivo come quello turistico, la reputazione è un asset strategico. Per questo serve un doppio approccio. Da un lato, un presidio forte e costante del territorio, che dia segnali chiari di controllo e legalità. Dall’altro, una comunicazione responsabile, che eviti di amplificare oltre misura episodi circoscritti, trasformandoli in un racconto distorto della realtà. Il turismo vive di fiducia e la fiducia è un fattore economico. Ogni disdetta, ogni rallentamento nelle prenotazioni si traduce in minori presenze, minori consumi, minore indotto per alberghi, villaggi b&b, campeggi, ristorazione, servizi e commercio. Parliamo quindi di un impatto diretto sull’economia del territorio, soprattutto in una fase dell’anno in cui la stagione si sta costruendo giorno per giorno. Proprio per questo, la tutela della sicurezza reale e della reputazione percepita diventa una priorità non solo sociale, ma anche economica».

Intanto, tra gli operatori cresce la preoccupazione. La primavera, tradizionalmente banco di prova per la stagione estiva, rischia di trasformarsi in un terreno fragile, dove ogni segnale negativo pesa più del dovuto. E se da un lato le istituzioni rafforzano i controlli e ribadiscono la sicurezza del territorio, dall’altro resta la necessità di governare la narrazione, evitando che episodi gravi ma isolati finiscano per definire un’intera destinazione. Perché Bari continua a essere una meta attrattiva, viva, capace di accogliere che oggi, più che mai, deve difendere non solo la propria sicurezza reale, ma anche quella percepita.

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