Si è rinnovato, ieri, il tradizionale appuntamento con il solstizio d’estate nella cattedrale di Bari dove i raggi del sole che attraversano il rosone della facciata illuminano il rosone musivo in pietra che si trova davanti all’altare.
Una meraviglia fatta di arte e luce che ogni anno, nel giorno del solstizio d’estate, si ripete per ricordare “che morire serve anche a rinascere“, le parole scelte per questa edizione.
L’iniziativa è organizzata dalla parrocchia Cattedrale ed è stata accompagnata da uno spettacolo di meditazione: un intreccio di musica e danza che ha aiutato la riflessione su come la spiritualità possa innescare un viaggio nella bellezza.
Quanto avviene il 21 giugno «esprime l’umanità che è illuminata, plasmata dalla luce», spiega don Franco Lanzolla, parroco della cattedrale dedicata a San Sabino. «Il rosone è un roveto ardente, che esprime Cristo attraverso il quale passa la luce che viene da Dio», prosegue don Franco spiegando che «la luce entra nella terra perché arriva da Dio, passa da Cristo che dona la sua luce all’umanità che cammina nella storia».
Ad assistere allo spettacolo di luce, in una cattedrale stracolma di fedeli e curiosi, c’era anche padre Enzo Fortunato, attuale direttore della comunicazione della basilica di San Pietro, impegnato a Bari in una produzione televisiva. «Sappiamo tutti che il rosone nelle chiese simboleggia la perfezione divina, l’eternità, la luce spirituale, ma soprattutto la risurrezione» e assistere a quanto accaduto in cattedrale «è stato come un risvegliare i sentimenti di speranza che ci sono dentro di noi», la riflessione di padre Enzo. «Sapere che i nostri occhi, se sono abitati dalla luce, sanno guardare la luce che c’è in tutti noi, credo sia un bell’impegno per Bari», conclude.
