Un tappeto argentato che ricopre lo specchio d’acqua e la banchina del porticciolo, stormi di gabbiani in festa e residenti increduli. Dietro l’invasione di sardine e alici spiaggiate a Santo Spirito, quartiere a nord di Bari, non ci sarebbe un disastro ambientale né una moria naturale, ma una cruda logica di mercato.
Mentre i veterinari del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Bari – coordinati dal dottor Pietro Di Pinto – hanno effettuato i campionamenti di rito per escludere rischi sanitari, dal molo arriva la rivelazione che chiarisce il mistero. L’ipotesi più accreditata, confermata da alcuni operatori del settore, è che siano gli stessi pescherecci a rigettare in mare il carico. Il motivo? Il prezzo di mercato per queste specie è crollato a livelli tali da rendere la vendita “anti-economica”. Piuttosto che affrontare i costi di gestione e distribuzione per un guadagno irrisorio, il pescato in eccesso viene smaltito in acqua, finendo poi trascinato dalla corrente a riva.
La scena, che secondo i residenti si era già verificata lo scorso anno, ha scatenato reazioni opposte. Da una parte lo sdegno per lo spreco alimentare, dall’altra l’opportunismo: oltre ai gabbiani, che banchettano tra le alghe, diversi cittadini sono stati visti riempire secchi con il pesce appena spiaggiato, probabilmente per utilizzarlo come esca o, in alcuni casi, per portarlo in cucina.