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«Riportatemi Giordano»: l’appello sui social della mamma del ballerino 19enne bloccato a Kiev

«L’hanno lasciato da solo. Giordano è terrorizzato». Le parole di Fausta Policarpo sono di quelle che toccano il cuore. Suo figlio Giordano Signorile, 19 anni di Capurso, in provincia di Bari, è bloccato a Kiev dove studia danza. Si trova in una zona della città difficile da raggiungere e dall’ambasciata non sono riusciti a organizzare…
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«L’hanno lasciato da solo. Giordano è terrorizzato». Le parole di Fausta Policarpo sono di quelle che toccano il cuore. Suo figlio Giordano Signorile, 19 anni di Capurso, in provincia di Bari, è bloccato a Kiev dove studia danza. Si trova in una zona della città difficile da raggiungere e dall’ambasciata non sono riusciti a organizzare un suo recupero. «Hanno detto che sono già in troppi – denuncia Fausta Policarpo in un video pubblicato sui social -. È una cosa vergognosa. È possibile che gli italiani debbano mettersi in salvo da soli?».

È rimasto solo Giordano, ospitato da una famiglia che abita nello stesso stabile in cui alloggiava. Fino a ieri ha condiviso questo periodo così difficile con due ragazzi cinesi. Per loro l’incubo è alle spalle: l’ambasciata cinese è riuscita a metterli in salvo. Lo spostamento a ovest, invece, di quella italiana, che ieri ha lasciato la città, ha reso complicato il recupero del diciannovenne di Capurso.
Sono riusciti a scappare invece altri due pugliesi: Paolo Chiafele, il salumiere di Martina Franca, e Francesco Semeraro, anche lui della Valle d’Itria. «Per ora resto qui», aveva affermato una settimana fa Paolo dalle pagine de L’Edicola del Sud. Anche lui ha dovuto lasciare la capitale. «Non posso rispondere, sto scappando verso il confine con l’aiuto dell’ambasciata italiana» ha raccontato ieri.
Anche Francesco sperava di riuscire a rimanere a Kiev con sua moglie e il figlio. Viveva lì da quattordici anni. Ha dovuto fare la valigia, raccogliere i beni più importanti, e scappare verso il confine con la Moldavia. Come in ogni guerra, per ogni persona che fugge o che spera presto di farlo, c’è una famiglia che aspetta nell’angoscia.
Tante mamme ucraine lavorano in Italia e non vedono l’ora di riabbracciare la propria famiglia. È il caso di Maria, a Massafra, in provincia di Taranto, dal 2002. Una madre, una nonna con il cuore a Vinnycja, nell’Ucraina centrale, e Kiev, epicentro dell’azione militare russa. Da qualche giorno, in queste due città, è cominciato l’incubo per i suoi due figli e per le loro famiglie. Da lì sono partite le due nuore di Maria, con al seguito le nipoti di undici e due anni. Una, insieme alla bambina più piccola, è già al sicuro in Polonia, accolta per il momento da una famiglia di conoscenti. L’altra nuora, con la figlia di undici anni, è attesa in Italia fra qualche ora, su un autobus partito dalla frontiera e transitato per il confine ungherese, prima di raggiungere l’Italia in Trentino-Alto Adige attraverso l’Austria. «Sempre che tutto vada come deve andare – racconta tra le lacrime Maria-. Tutti i giorni sento i miei familiari in Ucraina. Non capiamo il perché di tutto questo» continua la donna, che non nasconde la sua disperazione nel sapere i suoi figli bloccati lì senza potere partire. «Uno dei due è già arruolato nell’esercito – racconta – l’altro è in attesa della chiamata». Il dolore di due mamme, Fausta e Maria, che rappresenta la fotografia esatta di questa guerra. I figli lontani, intrappolati in una guerra che non gli appartiene.

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