Un gesto a cui la maggior parte delle persone non fa neppure caso, ma che per tanti è un vero dramma. Salire e scendere dai pullman, obliterare il biglietto, cercare di farsi notare dall’autista prima che ricominci imperterrito la sua corsa.
A Bari, tra macchine parcheggiate nelle piazzole degli autobus, posti riservati che scarseggiano, salite troppo «ripide», per i portatori di handicap è un’odissea. «Vogliamo solo una città uguale per tutti» è la richiesta di Chiara, 42 anni, affetta dalla sindrome Charcot-Marie-Tooth. Una malattia neurologica che colpisce i nervi periferici, causando serie difficoltà nei movimenti.
Anche i più banali, come quello, appunto, di salire sugli autobus. «La mia malattia – spiega Chiara – mi proibisce di fare passi molto lunghi e purtroppo lo scalino d’accesso agli autobus è per me troppo alto. Farlo mi affatica molto e certe volte desisto. Ed è umiliante». Chiara abita nel quartiere San Pasquale e prende spesso le linee 4 o 21 per andare a Carbonara o in centro, dalla sorella. E la pedana interna per il trasporto delle persone in carrozzina, spiega, non aiuta «perché, per com’è fatta, mi fa perdere ancora di più l’equilibrio».
Obliterare il biglietto, poi, è una vera e propria impresa. «Perché molto spesso le porte davanti non vengono aperte – prosegue – quindi siamo costretti ad entrare da quella centrale. So che la distanza da lì fino alle obliteratrici è poca. Ma è poca per le persone comuni. Per me diventa molto difficile timbrare il biglietto, soprattutto quando il bus parte e l’equilibrio mi viene meno».
E non finisce qui, perché oltre ai problemi «strutturali», ci sono quelli evitabili, ma costantemente presenti perché figli dell’inciviltà. «Mi è capitato tante volte – racconta – di perdere una corsa perché le auto parcheggiano negli stalli destinati ai bus. Sarebbe il caso di aumentare i controlli». Diverse le richieste d’aiuto rivolte alle istituzioni, finora rimaste inascoltate. «Ho bussato a tante porte, ma le promesse che sono state fatte non sono mai state mantenute. Quello che chiedo alle istituzioni – conclude Chiara – è solo di trovare una soluzione a un problema facilmente risolvibile, affinché questa città diventi a misura di tutti i suoi cittadini».
