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Bari Cronaca

Crac PopBari, in aula le mail tra i dirigenti: «Sapevano che l’acquisto di Tercas sarebbe stato fallimentare»

I dirigenti della Banca popolare di Bari sarebbero stati a conoscenza della disastrosa situazione economica di Banca Tercas, l’istituto abruzzese comprato nel 2014. Già nell’ottobre di un anno prima, i vertici della Popolare avrebbero indicato in alcune mail scambiate tra loro «i rischi noti dell’acquisizione» della banca di Teramo. In quei mesi, insomma, i manager del principale istituto bancario del Sud Italia (adesso Banca del Mezzogiorno) «sapevano già che sarebbe stato un acquisto fallimentare».

Lo ha detto oggi, nel corso della requisitoria, il pm Federico Perrone Capano, nella seconda udienza dedicata alla discussione dell’accusa nel processo che vede imputati a Bari Marco e Gianluca Jacobini (rispettivamente ex presidente ed ex vice direttore generale della Popolare) per falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza relativamente al crac dell’istituto.

Oggi il pm ha mostrato in aula le mail in cui i dirigenti della banca parlavano tra loro dei rischi dell’acquisizione di Tercas, che un consulente della società PwC (per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio in un altro filone di inchiesta) definiva “Stercas“.

L’acquisto di Tercas, per la Procura di Bari, sarebbe servito a Marco Jacobini per mantenere il controllo sulla banca, dopo che Bankitalia aveva imposto alla Popolare il blocco di acquisizioni e chiesto la rimozione di Jacobini dal ruolo di presidente del Cda.

Come già sottolineato dal procuratore Roberto Rossi nella prima udienza dedicata alla requisitoria, infatti, Bankitalia aveva criticato la gestione «familiare» dell’istituto e rilevato come gli stipendi percepiti dagli Jacobini fossero ben più alti di quelli degli altri dirigenti di banche simili.

L’acquisizione di Tercas, dunque, per gli inquirenti sarebbe stato un «favore» fatto a Bankitalia per consentire a Jacobini di rimanere alla guida della Popolare.

Perrone Capano ha anche parlato del ruolo di Luca Sabetta, ex responsabile rischi della Popolare, dalle cui rivelazioni sono partite le inchieste sulla banca. Sabetta, ha detto il pm, «era un soggetto esterno con professionalità e affidabilità, chiamato da Bankitalia dopo aver evidenziato perplessità riguardo alla governance e ai controlli interni». Per il pm, «al di là della sua formale assunzione, non venne mai messo nelle condizioni di esercitare il ruolo, e l’idea» di Jacobini «era di mettere un pupazzo per tenere contenta Bankitalia». Nella sua deposizione, ha concluso il pm, Sabetta «ricostruisce e produce documenti interni da lui ricevuti, in cui vengono confermati i rischi connessi all’operazione Tercas». La discussione proseguirà nell’udienza del 27 marzo.

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