È stato respinto il ricorso di Banca del Mezzogiorno (Bdm Banca), istituto di credito nato dalle ceneri della Popolare di Bari (Bpb) dopo il commissariamento disposto dalla Banca d’Italia e parte del Gruppo Mediocredito centrale, che chiedeva di essere estromessa come parte civile nell’ambito del processo a carico di sette ex dirigenti della Bpb, imputati a vario titolo per false comunicazioni sociali, aggiotaggio bancario, ostacolo alla vigilanza e anche, per due di loro, maltrattamenti nei confronti dell’ex Chief Risk Officer Luca Sabetta.
La decisione di respingere la richiesta di Bdm Banca è arrivata dal Tribunale di Bari (presidente Marco Guida) durante l’udienza che si è celebrata stamattina.
Sono state ammesse, invece, tutte le parti civili costituite in udienza preliminare: centinaia di ex risparmiatori e azionisti, la stessa Bdm, Bankitalia, Consob, Codacons e Comune di Bari.
A processo ci sono Marco e Gianluca Jacobini (rispettivamente ex presidente del cda e ex vice direttore generale), l’ex direttore generale Vincenzo De Bustis Figarola, l’ex ad Giorgio Papa e gli ex dirigenti Elia Circelli, Gregorio Monachino e Nicola Loperfido.
Gli episodi di falso sarebbero stati commessi tra il 2016 e il 2018. Gli allora dirigenti, secondo l’accusa, avrebbero sopravvalutato il patrimonio acquisito dalla fusione con Banca Tercas per «occultare le perdite», con «l’intenzione – si legge nell’imputazione – di ingannare i soci e il pubblico al fine di conseguire un ingiusto profitto». Inoltre, non sarebbero stati inseriti nel bilancio del 2016 accantonamenti per 42 milioni per far apparire «un utile inesistente», così come «inesistente» sarebbe stata la liquidità da 500 milioni indicata nel 2017. Tra il 2016 e il 2019 sarebbero poi state diffuse false informazioni per occultare operazioni che avrebbero minato la stabilità patrimoniale della banca.
Nell’ambito di uno stralcio di questo procedimento, Marco e Gianluca Jacobini sono imputati per falso in bilancio, ostacolo alla vigilanza e falsi prospetti sociali.