La misura è colma per 71 famiglie di Ceglie del Campo, quartiere periferico di Bari, che vivono in cinque palazzine situate nel complesso immobiliare di via Corticelli. Si tratta di alloggi di edilizia residenziale pubblica. Diversamente da come spesso si legge nelle cronache, e non solo in quelle baresi, non si tratta però di occupazioni abusive.
Gli inquilini sono tutti legittimi proprietari in base a regolari contratti di assegnazione stipulati con Arca Puglia centrale di Bari, ente gestore. Il motivo per cui hanno deciso di adire le vie legali è semplice: da anni chiedono all’Arca di intervenire per procedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici, ma alle loro richieste non c’è mai stata risposta. Insomma non è stata adottata alcuna misura idonea a garantire, sicurezza, igiene e salubrità degli alloggi.
Macchie di umidità vaste come cartine geografiche alle pareti, condense e muffe diffuse infissi e serramenti difettosi, impianti elettrici incompleti e pericolosi, con cavi scoperti, prese che non funzionano e quadri elettrici mai ultimati. La relazione tecnica effettuata il 7 novembre scorso parla di una «situazione di gravissima compromissione strutturale e impiantistica, tale da far perdere agli immobili ogni requisito minimo di abitabilità».
Situazione pessima anche per quello che riguarda le coperture e i terrazzi dove ci sono i pannelli fotovoltaici e le pompe di calore installati su semplici blocchi di cemento, senza adeguati supporti strutturali con conseguenti ristagni di acqua e forti infiltrazioni e sovraccarichi e cedimenti delle coperture.
Anche il sistema di smaltimento delle acque meteoriche risulta gravemente carente con grondaie mancanti o danneggiate. Non è tutto perché il cappotto termico è lesionato e in alcuni punti distaccato con conseguenti infiltrazioni, condense e muffe negli appartamenti. La rete fognaria nella palazzina «E» provoca continui sversamenti di liquami nei garage con tutte le conseguenze igienico-sanitarie e infine marciapiedi sfondati, recinzioni rimosse, illuminazione esterna assente e manto stradale compromesso. Difficile poi non definire periferia abbandonata e dimenticata un luogo come questo.
Per la cronaca nell’agosto 2024 si è verificato un crollo di parti dell’edificio, ma anche dopo tale episodio, sottolineano gli avvocati Enzo Augusto e Alessandro d’Ameli Melodia «l’ente non ha effettuato interventi risolutivi».
In seguito Arca ha avviato i lavori di efficientamento energetico, ma questi risulterebbero incompleti, eseguiti in maniera difforme dalla regola d’arte e fonte di ulteriori danni. A settembre scorso le 71 famiglie hanno inviato una diffida formale all’Arca, intimando l’avvio degli interventi necessari entro 15 giorni. Ma sono passati 4 mesi e l’ente non è intervenuto.
A questo punto gli assegnatari si sono rivolti alla giustizia perché «venga messo in sicurezza l’intero complesso, siano completati i lavori di efficientamento energetico e ripristinati tutti gli impianti». E il giudice designato del tribunale di Bari ha fissato l’udienza al 17 febbraio prossimo.