Categorie
Bari Politica

Tra partiti in crisi e società in movimento, a Bari il pensiero di Cotturri riapre il dibattito

È raro che un seminario universitario di taglio giuridico-politico riesca a produrre un clima di partecipazione così intensa da trasformarsi, quasi, in una domanda collettiva di parola. È accaduto ieri sera all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove la Fondazione Di Vagno, insieme al Dipartimento di Scienze politiche, ha dedicato un incontro alla figura di Peppino Cotturri. Un entusiasmo tangibile, misurabile perfino nella delusione composta di chi, al momento di limitare gli interventi per ragioni di tempo, avrebbe voluto comunque prendere la parola. Segno evidente che il pensiero di Cotturri continua a intercettare una zona viva del presente.

Partecipazione viva

Non si è trattato soltanto di un momento commemorativo. Il seminario ha assunto presto il carattere di un laboratorio aperto, in cui le questioni poste da Cotturri – il rapporto tra cittadini e istituzioni, il destino dei beni comuni, la ridefinizione dei soggetti politici – sono riemerse nella loro urgenza. È proprio questa tensione irrisolta tra teoria e pratica ad aver attraversato l’intero incontro: la consapevolezza che le categorie tradizionali non bastano più (Giovanni Moro, Guido Memo), ma che al tempo stesso non possono essere semplicemente archiviate (Gianvito Mastroleo, Luigi Quaranta).

A richiamare il nucleo etico e politico del lascito di Cotturri è stata Daniela Mazzucca, presidente della Fondazione Di Vagno: «Ci ha lasciato una grande lezione di legalità e di democrazia», ha ricordato, sottolineando come il suo lavoro fosse costantemente orientato a mettere in relazione democrazia istituzionale e partecipativa. Non una separazione, ma un dialogo necessario: «Non si poteva distinguere tra chi rappresentava il potere e chi invece partecipava». In questa prospettiva, il rapporto con la cittadinanza diventa il vero terreno della politica, insieme ai principi di solidarietà e sussidiarietà che hanno attraversato tutta la sua esperienza, anche nell’impegno nel mondo civico.

Processi e cittadinanza

Il contributo di Giovanni Moro ha riportato il discorso sul piano analitico, evidenziando l’attualità di un pensiero capace di leggere processi che hanno modificato in profondità il rapporto tra cittadini e politica. Non eventi isolati, ma trasformazioni di lungo periodo, segnate da una crescente autonomia dei cittadini nella vita pubblica. Una dinamica che i partiti hanno faticato a comprendere, mentre Cotturri ne ha colto la portata, sia come studioso sia come protagonista, contribuendo anche all’introduzione del principio di sussidiarietà nella Costituzione.

Ne emerge il profilo di una ricerca mai separata dall’azione: una «ricerca-azione» fondata su tre direttrici – osservare i processi più che gli eventi, mettere in discussione i luoghi comuni della scienza politica, mantenere una tensione costante verso la realtà concreta. È qui che si colloca uno degli snodi più originali del suo pensiero: non solo una riflessione «sui» soggetti civici, ma una riflessione «dei» soggetti civici. Una politica che si forma nella vita quotidiana, nei mutamenti «molecolari» degli individui, nelle pratiche diffuse che ridefiniscono, dal basso, il concetto stesso di interesse generale.

Dilemma aperto

Su questo terreno si innesta il nodo più problematico emerso nel dibattito: il rapporto tra cittadinanza attiva e sistema dei partiti. È una tensione che attraversa tutta la riflessione di Cotturri e che oggi appare ancora più acuta. Da un lato, la spinta dei movimenti civici e delle forme autonome di partecipazione; dall’altro, la crisi di legittimità dei partiti, spesso percepiti come strutture chiuse. Una contrapposizione che Cotturri non ha mai tradotto in antipolitica, ma piuttosto in una ricerca di «circolarità» tra le due dimensioni. In questa direzione si è collocato l’intervento appassionato di Enzo Lavarra, che ha letto la lezione di Cotturri come quella di un maestro del pensiero critico, meritevole anche di un riconoscimento simbolico, come l’intitolazione di un’aula universitaria, proposta che ha provocato un applauso forte e sincero da parte del pubblico. Ma il suo ragionamento si è spinto oltre, mettendo a fuoco i limiti della cittadinanza attiva se considerata isolatamente. In un contesto dominato da poteri globali – capitale finanziario, big data, nuovi attori geopolitici – le forme di partecipazione dal basso non bastano da sole.

Possono e devono però agire come «lievito» di una democrazia più qualitativa, a condizione di intrecciarsi con una profonda riforma dei partiti. Lavarra ha richiamato esplicitamente l’articolo 49 della Costituzione, sottolineando come i partiti abbiano progressivamente disatteso la loro funzione, contribuendo alla crescita dell’astensionismo. Una crisi aggravata dalla globalizzazione, che ha ridimensionato la capacità dei soggetti politici nazionali di incidere sui grandi processi. Da qui la necessità di una doppia trasformazione: da un lato, una cittadinanza attiva capace di incidere verticalmente, fino ai processi decisionali; dall’altro, partiti chiamati a ripensarsi, anche su scala europea.

Memoria attiva

Il seminario barese ha restituito così l’immagine di un pensiero ancora in movimento. Non un’eredità da custodire, ma un cantiere aperto, attraversato da contraddizioni che restano irrisolte. La partecipazione registrata ieri ne è forse la prova più evidente e già si annunciano ulteriori momenti d’incontro: la sensazione diffusa è che le domande poste da Cotturri non appartengano al passato, ma continuino a interrogare il presente. E che, per trovare risposta, abbiano ancora bisogno di luoghi – e di voci – capaci di rimetterle in circolo.

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version