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Palo del Colle, imprenditore picchiato e rapinato nel parcheggio dell’azienda: «Sappiamo che hai i figli a casa»

«Io ti uccido». «Fai attenzione che sappiamo che hai i figli a casa». Sono alcune delle minacce che un gruppo di malviventi, composto da tre persone, avrebbero rivolto all'imprenditore Peppino Milo, 51 anni, amministratore delegato del pastificio Gruppo Milo di Palo del Colle, aggredito e rapinato nel parcheggio dell'azienda il 18 febbraio scorso. I tre…
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«Io ti uccido». «Fai attenzione che sappiamo che hai i figli a casa». Sono alcune delle minacce che un gruppo di malviventi, composto da tre persone, avrebbero rivolto all’imprenditore Peppino Milo, 51 anni, amministratore delegato del pastificio Gruppo Milo di Palo del Colle, aggredito e rapinato nel parcheggio dell’azienda il 18 febbraio scorso.

I tre banditi erano vestiti di nero, incappucciati e con guanti alle mani. Stando a quanto riferisce l’imprenditore, che assistito dall’avvocato Nicola Pasculli ha sporto denuncia ai carabinieri, lo avrebbero picchiato e minacciato di morte per farsi consegnare le chiavi dell’auto e gli oggetti preziosi che aveva ai polsi.

L’aggressione è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza dell’azienda. I video sono stati consegnati alle forze dell’ordine.

La rapina, come documentato dalle immagini, è stata commessa poco dopo le 19. La banda avrebbe manomesso le fotocellule del cancello elettronico dello stabilimento, introducendosi nell’area parcheggio. Tre uomini, si vede nei video, si sono avvicinati alla vettura parcheggiata, una Bmw X6, impugnando oggetti, forse arnesi da scasso.

In quel momento l’imprenditore ha raggiunto la macchina e sorpreso i tre. «Rimanevo pietrificato» racconta, spiegando che «uno di loro mi immobilizzava prendendomi alle spalle, con il gomito mi stringeva la gola tentando di strangolarmi e con l’altra mano mi puntava al fianco un oggetto metallico appuntito».

Dopo averlo «scaraventato a terra», si sono «avventati su di me sottraendomi l’orologio di marca Rolex e due braccialetti Tennis». In dialetto lo avrebbero poi minacciato, «Io ti uccido», «fai attenzione che sappiamo che hai i figli a casa».

Sono poi fuggiti con la Bmw, seguiti da un’altra macchina che era in attesa vicino all’ingresso con a bordo un quarto uomo. La vettura rubata è stata trovata bruciata in campagna il giorno dopo.

«Sono ancora turbato e non mi sento tutelato – dice l’imprenditore -. Ho dovuto mettere una guardia armata per la sicurezza dei miei dipendenti, perché temo per la mia e la loro incolumità. Queste spese comportano meno investimenti, mentre ai presidi di sicurezza ci dovrebbe pensare qualcun altro».

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