Le dichiarazioni del testimone oculare che ha permesso di dare un volto ai killer di Filippo Scavo saranno blindate e diventeranno ufficialmente una prova processuale. Lo ha stabilito il gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, che ha fissato per il prossimo 10 settembre l’inizio dell’incidente probatorio per cristallizzare la deposizione di un giovane di 26 anni.
Il ragazzo, che assistette in diretta al delitto, è attualmente inserito nel programma di protezione dei testimoni di giustizia dopo aver formalmente dichiarato agli inquirenti di temere per la propria incolumità.
Il delitto consumato nella discoteca risale allo scorso 19 aprile, quando il 43enne Filippo Scavo, personaggio ritenuto dagli investigatori vicino alle dinamiche del clan mafioso barese Strisciuglio, venne freddato a colpi di pistola all’interno del noto locale “Divine Club” di Bisceglie, nel nord Barese.
La svolta nelle indagini e i nomi dei presunti killer
La testimonianza del 26enne, raccolta a caldo la notte stessa dell’omicidio, è considerata la colonna portante dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Il giovane non solo descrisse i sicari ai carabinieri, ma riconobbe i due presunti esecutori materiali analizzando i filmati delle telecamere di sicurezza della discoteca.
Grazie a quelle indicazioni, gli investigatori hanno identificato i presunti killer nei 22enni Dylan Capriati e Aldo Lagioia. Il profilo di Capriati, in particolare, tratteggia il pesante contesto criminale in cui è maturato il sangue: è infatti il figlio di Domenico Capriati (esponente di spicco del clan di Bari Vecchia ucciso in un agguato il 21 novembre 2018) e nipote del boss Lello Capriati, anche lui assassinato per strada lo scorso 1° aprile 2024. Nell’inchiesta figurano come indagati anche due presunti complici dei sicari, i 21enni Nicola Morelli e Francesco Di Vittorio.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’assassinio di Scavo all’interno del “Divine Club” non sarebbe stato un episodio isolato, bensì una spietata risposta armata: una vendetta immediata orchestrata dal clan Capriati per rispondere all’omicidio del boss Lello Capriati, freddato poche settimane prima dai rivali del clan Strisciuglio.
Proprio oggi, in una tragica coincidenza temporale, i giudici hanno fissato per il prossimo settembre l’inizio del processo dinanzi alla Corte d’Assise di Bari a carico dei due presunti sicari di Lello Capriati.
L’udienza di incidente probatorio del 10 settembre davanti al gip Ronzino rappresenterà un passaggio fondamentale per la tenuta del futuro processo. Oltre all’esame del testimone chiave protetto, le parti in aula visioneranno i nastri della videosorveglianza del locale per ricostruire, fotogramma per fotogramma, le fasi immediatamente precedenti e successive all’agguato, blindando un quadro indiziario che appare già pesantissimo.
