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Bari Cronaca

Omicidio di Paola Labriola a Bari, confermata in Appello la condanna all’ex dg dell’Asl

Condanna confermata in Appello per l’ex direttore generale dell’Asl Bari, Domenico Colasanto, a processo per il caso della morte della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa a coltellate da un paziente il 4 settembre del 2013 nel Centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese.

Colasanto, condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, è stato ritenuto responsabile anche in secondo grado del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

La Corte d’Appello ha condannato Colasanto, in solido con l’Asl Bari (responsabile civile), a pagare le spese processuali sopportate dalle parti civili e le ulteriori spese processuali di questo grado di giudizio.

La Corte (presidente Francesca La Malfa) ha anche emesso sentenza di non doversi procedere, per l’intervento della prescrizione, nei confronti dell’ex funzionario dell’Asl Alberto Gallo, limitatamente alla compilazione di un falso documento di valutazione dei rischi del Centro di salute mentale. Per questa accusa Gallo era stato condannato in primo grado a tre anni: le statuizioni civili sono state confermate e dovrà dunque pagare l’Asl (che è anche parte civile) per le spese sostenute in questo grado di giudizio.

In primo grado Gallo, difeso dagli avvocati Roberto Eustachio Sisto e Angelo Loizzi, era stato assolto dall’ipotesi di induzione indebita a dare e promettere utilità (come Colasanto) e anche da altre contestazioni di falso. Assolto anche in secondo grado «perché il fatto non sussiste» Antonio Ciocia, ex segretario di Colasanto, imputato per induzione indebita in concorso con l’ex dg.

«Una vittima del lavoro»

«Una condanna penale per omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro è sempre una sconfitta. Certifica che una persona è morta, nel nostro caso non solo per mano di chi ha trucidato Paola Labriola con 58 coltellate, nell’ormai lontano settembre del 2013, ma anche per colpa di chi avrebbe dovuto tutelarne la sicurezza e l’incolumità», commentano gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile (Studio Polis), legali dei familiari della psichiatra Paola Labriola.

«Una vittima del lavoro, come tante e tanti – concludono – ancora oggi, nel nostro Paese. Speriamo che non accada più, e speriamo anche che questa condanna sia di monito e insegnamento per tutti».

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