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L’Europa riapre la vicenda dell’inceneritore della società “Newo” nella zona industriale di Bari-Modugno

Dopo otto anni di ricorsi e controricorsi, contrapposizioni politiche, manifestazioni dei comitati ambientalisti, la storia dell'impianto di ossicombustione della «Newo», che dovrebbe sorgere nella zona Asi di Bari-Modugno, è ancora probabilmente tutta da scrivere. La sentenza di settembre 2024 della Corte di Cassazione sembrava aver chiuso definitivamente il caso, dando il via libera definitivo alla…
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Dopo otto anni di ricorsi e controricorsi, contrapposizioni politiche, manifestazioni dei comitati ambientalisti, la storia dell’impianto di ossicombustione della «Newo», che dovrebbe sorgere nella zona Asi di Bari-Modugno, è ancora probabilmente tutta da scrivere. La sentenza di settembre 2024 della Corte di Cassazione sembrava aver chiuso definitivamente il caso, dando il via libera definitivo alla realizzazione di un’opera che i cittadini dei paesi limitrofi considerano a tutti gli effetti un inceneritore di rifiuti, rendendo inefficaci ulteriori opposizioni amministrative.

Tuttavia resta ancora in piedi la petizione 1090/ 2022 presentata alla «Direzione generale per i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari istituzionali» della Commissione Europea. Un’istanza di riapertura di quel dossier, finito nel dimenticatoio dopo il rinnovo dell’Europarlamento, è stata depositata dal comitato «Ambiente è Vita» in rappresentanza delle tante associazioni di cittadini che da anni combattono contro un impianto definito ad alto impatto in un territorio già saturo dal punto di vista delle emissioni inquinanti.

Il no all’impianto di Gioia

Il cortocircuito istituzionale che ha finito negli anni per mettere in contrapposizione le decisioni della Regione Puglia, guidata da Michele Emiliano, e quelle del Comune di Bari di Antonio Decaro (oltre che di tanti altri sindaci dei centri interessati come Modugno, Palo, Bitetto, Bitonto) ha finito per coinvolgere anche la Città Metropolitana di Bari. Quest’ultima, a maggio 2025, ha adottato la determinazione dirigenziale n. 1469 con la quale ha espresso diniego motivato al rilascio dell’autorizzazione ex art. 211 del D.Lgs. 152/2006 per l’impianto di ricerca e sperimentazione Itea S.p.A di Gioia del Colle, basato sulla stessa tecnologia di ossicombustione pressurizzata senza fiamma che è alla base del progetto industriale proposto dalla «Newo».

La nota evidenzia l’assenza di innovatività nella tecnologia proposta e l’inidoneità del progetto a beneficiare di ulteriori autorizzazioni sperimentali; riporta il parere sfavorevole di Arpa Puglia che sottolinea la presenza di potenziali emissioni nocive; sottolinea le perplessità della Asl Bari e del Comune di Gioia del Colle circa i rischi sanitari e ambientali. Praticamente sulle stesse basi anche «Puglia Sviluppo» aveva negato un finanziamento di circa 10 milioni di euro per l’impianto «Newo».

Rifiuti da rifiuti

Il punto focale resta quello dei residui post incenerimento (o post ossicombustione, come ritiene «Newo»). Ossia un ciclo che non si chiuderebbe bruciando i rifiuti, ma che produrrebbe altri scarti, in sostanza altri rifiuti da smaltire, quelli che vengono definiti perle vetrose. Secondo «Ambiente è Vita» è stato reiterato un errore di natura tecnica e normativa, ovvero l’assimilazione delle perle vetrose a materiali di vetro, quando si tratta invece di residui solidi derivanti da ossicombustione, non rientranti nella normativa Ue applicabile al vetro e privi di riconoscimento ufficiale come «materia prima seconda». Questo elemento, finora sottovalutato, cambierebbe completamente le carte in tavola. Tale questione è stata oggetto di specifica interrogazione al Parlamento Europeo alla quale è seguita risposta scritta da parte dell’europarlamentare Virginijus Sinkevičius, allora commissario Ue per l’Ambiente e gli Oceani.

Secondo le norme europee, infatti, sussiste l’obbligo di registrazione al cosiddetto «Reach» (normativa integrata per la registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche) per tutti i fabbricanti e gli importatori di sostanze superiori a una tonnellata l’anno.

L’impianto «Newo» dovrebbe produrne almeno 20 di tonnellate, con relativi costi e procedure burocratiche obbligatorie che probabilmente renderebbero poco conveniente la gestione. Questo obbligo, inoltre, non è menzionato nè nell’autorizzazione, nè nella Revisione dell’Aia sulla quale la Regione Puglia ha rilasciato parere favorevole il 19 dicembre 2023. Un «errore tecnico» che, secondo il comitato, tiene ancora aperta la partita.

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