«Siamo pronti a sostenere la battaglia dei cittadini in Europa». L’europarlamentare pugliese del M5S, Mario Furore, si impegna formalmente «al fianco dei cittadini» nella vicenda dell’impianto di ossicombustione della «Newo» che dovrebbe sorgere nella zona Asi di Bari-Modugno.
Le associazioni ambientaliste chiedono la riapertura di una petizione europea. Ve ne state occupando?
«Sì, stiamo seguendo la questione con attenzione. La sentenza della Cassazione ha chiuso il contenzioso a livello nazionale, ma questo non significa che tutto sia definitivamente archiviato. Al Parlamento europeo resta aperta la petizione presentata dai cittadini, e il diritto di petizione è uno strumento importante proprio per portare all’attenzione delle istituzioni europee problemi ambientali che riguardano i territori. Come M5S abbiamo sempre ascoltato le comunità locali e riteniamo giusto verificare se le norme europee siano state rispettate. Se emergono nuovi elementi, come segnalano le associazioni, è corretto chiedere alla Commissione europea e alla Commissione Petizioni del Parlamento europeo di valutarli con attenzione».
Quindi c’è disponibilità da parte vostra.
«Da parte nostra c’è disponibilità a collaborare e a dare supporto anche ai colleghi che seguono il dossier nelle commissioni competenti del Parlamento europeo, in particolare PETI ed ENVI.D. Il punto centrale riguarda le cosiddette “perle vetrose”. In base a un’interrogazione europea dovrebbero essere registrate secondo il regolamento REACH».
È così?
«Il punto è capire con precisione che cosa siano questi materiali. Se si tratta di residui o sottoprodotti derivanti dal processo di ossicombustione, allora devono essere trattati secondo le norme europee, incluso il regolamento REACH sulla registrazione delle sostanze chimiche. Il regolamento prevede infatti l’obbligo di registrazione presso l’ECHA. Se le cosiddette “perle vetrose” sono classificate come residui solidi derivanti dal processo di ossicombustione e non come materiale vetroso convenzionale, non possono beneficiare delle esenzioni previste per il vetro e rientrano quindi pienamente nell’obbligo di registrazione. Il fatto che tale obbligo non compaia nè nell’autorizzazione, né nella revisione dell’AIA approvata dalla Regione Puglia nel dicembre 2023, rappresenta un elemento che merita una verifica formale».
Crede che questo possa portare a una revisione delle autorizzazioni, nonostante la decisione della Cassazione?
«La sentenza della Cassazione si è pronunciata su profili di legittimità amministrativa nell’ordinamento nazionale, ma questo non esaurisce il quadro normativo europeo. Il mancato rispetto del regolamento REACH, se accertato, costituirebbe una violazione del diritto dell’Unione, che è autonomo e prevalente rispetto all’ordinamento interno. Se venisse dimostrato che l’autorizzazione è stata rilasciata senza una valutazione conforme agli obblighi previsti dal REACH, si aprirebbe uno spazio concreto per un riesame. Non è un percorso automatico, ma certamente legittimo».
Resta, però, il problema di un ciclo dei rifiuti non ancora chiuso in Puglia. Ci sono risorse europee per sostenere nuovi impianti pubblici?
«Sì, le opportunità ci sono. Tra fondi di coesione europei e risorse del PNRR sono previsti investimenti importanti proprio per migliorare la gestione dei rifiuti, soprattutto nelle regioni del Sud».










