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Impianto Newo nella zona Asi di Bari Modugno, Antonacci: «Facciamo appello agli europarlamentari pugliesi»

Della ingarbugliata vicenda dell'impianto di ossicombustione «Newo» ne parla Vito Antonacci, ex membro dei comitati che hanno contestato, negli anni, il progetto e oggi referente per la «Puglia Zero Waste Italy», l’associazione nazionale che coordina la strategia «Rifiuti Zero» in Italia, promuovendo la riduzione, il riutilizzo e il riciclo dei materiali per minimizzare l'impatto ambientale.…
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Della ingarbugliata vicenda dell’impianto di ossicombustione «Newo» ne parla Vito Antonacci, ex membro dei comitati che hanno contestato, negli anni, il progetto e oggi referente per la «Puglia Zero Waste Italy», l’associazione nazionale che coordina la strategia «Rifiuti Zero» in Italia, promuovendo la riduzione, il riutilizzo e il riciclo dei materiali per minimizzare l’impatto ambientale.

Con la pronuncia della Cassazione la questione si può ritenere davvero chiusa?

«Non del tutto, si sta cercando di far riaprire la petizione europea chiusa con motivazioni assurde, ossia scambiando le perle vetrose per sottoprodotti della lavorazione del vetro. Quindi c’è un ampio margine per poter intervenire. Basta trovare un europarlamentare disposto a prendere a cuore la vicenda presso la nuova Commissione».

La battaglia contro questo impianto va avanti ormai da otto anni. Quali sono le principali criticità?

«E’ un impianto sperimentale che lavorerebbe su scala industriale. Brucerebbe rifiuti provenienti da molto lontano, visto che sia Amiu che Ager hanno dichiarato che non lo utilizzerebbero per i nostri. Le scorie prodotte sarebbero inoltre dei veri e propri rifiuti e come tali andrebbero trattati. Infine, non è un impianto a zero emissioni e quindi andrebbe a peggiorare l’impatto sull’ambiente in una zona già compromessa da siti inquinati».

Perchè si è arrivati a questo stato delle cose? Di chi sono le principali responsabilità?

«Si è arrivati a questo punto perché non c’è stato sempre un fronte unito per evitare che questo impianto ottenesse l’autorizzazione. Si è dovuto agire a posteriori e questo presenta al solito molte incognite. Infatti, dopo una bella vittoria al Tar, che esaminò nel merito tutte le criticità dell’impianto, seguì una sentenza del Consiglio di Stato, che ci diede torto, ma senza entrare nel merito delle questioni tecniche».

Decaro, da sindaco di Bari, ha contrastato in maniera decisa questo impianto, entrando in contrasto aperto anche con la Regione. Avete cercato un’interlocuzione nei mesi in cui è stato europarlamentare?

«Certo che lo abbiamo fatto. Purtroppo non abbiamo avuto notizie del suo interessamento nel riaprire la petizione. Eppure avrebbe potuto fare tanto, visto che era presidente della commissione Envi, che si occupa, tra le altre cose, proprio di tematiche ambientali».

In questa situazione, cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi?

«Intanto è fondamentale riaprire quella petizione perché abbiamo in mano la risposta dell’allora commissario Sinkevičius che attesta che le cosiddette perle vetrose devono essere registrate al regolamento Reach. In tutte le autorizzazioni rilasciate all’impianto non viene menzionato quest’obbligo che sarebbe un reale impedimento al suo funzionamento. Quindi si lavorerà per far riaprire questa petizione. In questo senso facciamo appello anche agli europarlamentari pugliesi per bloccare un progetto inutile e dannoso per il nostro territorio».

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