Alle 18 di oggi, a Bari, in via Michelangelo Signorile 39, la presentazione del libro di Vincenzo Colaprice “Benedetto Petrone. Storia di una generazione e di un delitto” diventa qualcosa di più di un appuntamento editoriale. È un momento di riflessione civile, che intreccia memoria e attualità, passato irrisolto e presente inquieto, con il non casuale titolo di «Neofascismi di ieri e di oggi». A guidare il filo del discorso sarà l’avvocato Sabino Scaringello, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Bari, che da anni lavora perché la storia di Benedetto Petrone non resti confinata negli archivi, ma continui a interrogare la città.
Fascismo permanente
Il punto di partenza è che il fascismo non è una pagina di storia conclusa tra il 1922 e il 1945: «Quella stagione – chiarisce Scaringello – è finita con la sconfitta militare e con la Costituzione repubblicana. Ma le idee che l’hanno generata non sono scomparse». È qui che entra in gioco la distinzione, fondamentale, tra fascismo storico e ciò che Umberto Eco definì «fascismo eterno». Un insieme di tratti ricorrenti – culto della violenza, intolleranza, nazionalismo esasperato, odio per le differenze – che possono riemergere in forme nuove, mimetiche, talvolta persino rassicuranti.
La violenza oggi
Non è un discorso astratto. Scaringello lo lega a due procedimenti giudiziari che, a distanza di quasi cinquant’anni l’uno dall’altro, raccontano una stessa linea di continuità. Il primo è il processo in corso a Bari contro alcuni militanti di CasaPound, accusati di aver aggredito un corteo antifascista durante una manifestazione legata a una visita di Matteo Salvini. «Parliamo dei fatti avvenuti il 21 settembre 2018 – ricorda – con persone ferite e una violenza organizzata, non casuale». Il procedimento, durato tre anni, arriverà alla sentenza di primo grado il 22 febbraio. Anche se il rischio di prescrizione in appello è concreto, «una condanna di primo grado avrebbe un peso politico enorme», perché dimostrerebbe che «queste squadracce esistono, sono vive e usano ancora la violenza come metodo di confronto».
Una ferita aperta
Il secondo fronte è quello della memoria ferita di Bari. L’omicidio di Benedetto Petrone, avvenuto nel 1977, non è un capitolo chiuso. Su iniziativa dell’ANPI e della sorella della vittima, con il supporto dell’avvocato Michele Laforgia, il caso è stato riaperto. Dopo una doppia richiesta di riattivazione delle indagini e le relative opposizioni, le investigazioni sono di nuovo in corso sugli ex imputati, molti dei quali risultano irreperibili o espatriati. A maggio è fissata un’udienza per verificare lo stato della riapertura. «Non è una battaglia simbolica – sottolinea Scaringello – ma la dimostrazione che questa storia non è morta, che riguarda ancora il nostro presente».
Democrazia a rischio
Il neofascismo contemporaneo, spiega, non si presenta quasi mai in divisa. È una forma ambigua, che indossa «abiti civili», usa slogan semplici, fa leva sulle paure sociali, sul disagio economico, sul bisogno di appartenenza. Si infiltra nei luoghi della formazione, soprattutto online, costruisce reti internazionali, rilancia simboli e linguaggi che sembravano sepolti. «È lo stesso meccanismo che funzionò nel Novecento – osserva – adattato ai tempi del web». Da qui l’allarme per la democrazia. Scaringello richiama le parole di Luciano Canfora: «Il fascismo non è mai morto». Il pericolo oggi passa anche attraverso i tentativi di modificare o svuotare la Costituzione, nata dalla lotta di Liberazione, per spingere il sistema verso un modello autocratico, accentrato, in cui le libertà vengono progressivamente compresse. «È una deriva antidemocratica pericolosissima», avverte, che usa il linguaggio della sicurezza e della forza per legittimare esclusione e autoritarismo. La presentazione del libro su Benedetto Petrone si colloca esattamente in questo spazio di confine tra passato e presente. Raccontare una vita spezzata nel 1977 significa interrogare l’oggi, riconoscere le forme nuove di un odio antico e assumersi, come cittadini, un compito quotidiano: «smascherare e denunciare – conclude Scaringello – ogni manifestazione di questo fascismo eterno, ovunque si presenti».










