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Bari Cronaca

Nel Barese è scattata la psicosi delle sparatorie: tra falsi allarmi e detenzione di armi

La paura corre veloce, più veloce dei fatti. Nel Barese basta un messaggio su WhatsApp per trasformare la tensione in psicosi collettiva. È accaduto anche ieri sera, quando in decine di chat è rimbalzata la notizia di una presunta sparatoria a Bari Vecchia. “Hanno sparato”, scrivevano in tanti. Ma non era vero.

A smentire tutto sono stati i fatti: nessun colpo d’arma da fuoco, nessun ferito. L’unico intervento registrato è stato quello di un’ambulanza del 118, intervenuta per soccorrere una giovane colta da malore. Eppure, per ore, il tam tam digitale ha alimentato un clima di paura diffusa, già esasperato dai recenti episodi di violenza legati agli equilibri tra clan. Perché se l’allarme era falso, il contesto resta tutt’altro che rassicurante.

Nella stessa area, infatti, la Polizia di Stato ha rinvenuto una pistola calibro 22 nascosta in un’impalcatura nei pressi del parcheggio di Santa Chiara. Un ritrovamento tutt’altro che casuale, avvenuto in una zona ritenuta vicina ad ambienti riconducibili al clan Capriati. Il ritrovamento si inserisce in un quadro investigativo sempre più complesso. Gli inquirenti stanno lavorando senza sosta per ricostruire i recenti episodi di sangue che hanno scosso la città.

Le telecamere di sorveglianza sono al vaglio degli investigatori, mentre si cercano testimoni nella zona di via Pier l’Eremita, uno dei punti chiave delle indagini. L’attenzione è concentrata in particolare su due episodi: quello del 19 aprile e la sparatoria del 28 aprile. Secondo le prime ipotesi, quest’ultima potrebbe rappresentare un atto intimidatorio nei confronti del clan Clan Strisciuglio. Un’azione mirata, forse diretta a colpire un obiettivo preciso, ma che avrebbe finito per coinvolgere anche un’abitazione civile, aumentando il livello di allarme tra i residenti. Le modalità descritte dagli investigatori parlano di azioni tipiche della criminalità organizzata: scooter, caschi integrali, colpi esplosi a distanza ravvicinata. Segnali che fanno pensare a regolamenti di conti pianificati, inseriti in una faida che potrebbe essere tutt’altro che conclusa.

In questo scenario, la diffusione incontrollata di notizie non verificate rischia di amplificare ulteriormente il senso di insicurezza. Da Monopoli a Bari, il territorio vive giorni di tensione, sospeso tra realtà e percezione. I cittadini, già scossi dai fatti di cronaca, si trovano a fare i conti con una doppia minaccia: quella concreta della violenza e quella, più subdola, della disinformazione. Le forze dell’ordine invitano alla prudenza e alla responsabilità nella condivisione delle notizie. Perché ogni messaggio infondato può trasformarsi in un detonatore sociale, capace di generare panico senza alcun fondamento. Intanto le indagini proseguono, nel tentativo di fare piena luce su quanto accaduto e prevenire nuovi episodi.

La città resta in attesa, tra timori reali e voci incontrollate, mentre la linea tra sicurezza e paura si fa sempre più sottile. A rendere ancora più delicato il quadro è la percezione crescente di insicurezza tra i residenti, soprattutto nelle aree più esposte. Nei vicoli e nelle piazze si moltiplicano i racconti, spesso distorti, che finiscono per alimentare tensione e sfiducia. Un clima, quello che si vive nelle ultime ore, che rischia di incidere anche sulla quotidianità, tra attività commerciali e vita sociale.

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