Richiama la storia di Satnam Singh, il bracciante agricolo indiano di 31 anni morto il 19 giugno del 2024 dopo un gravissimo incidente sul lavoro nelle campagne di Borgo Santa Maria (in provincia di Latina), quella di Giuseppe Petramala, lavoratore 35enne con disabilità deceduto il 16 ottobre del 2024 nelle campagne di Noci.
Lo ha affermato il procuratore aggiunto di Bari, Ciro Angelillis, durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell’arresto, ai domiciliari, del datore di lavoro di Petramala, un 53enne, con le accuse di omicidio volontario e sfruttamento continuato del lavoro.
Il 35enne, originario di Cosenza ma da anni residente a Putignano, era caduto da un albero mentre era impegnato nella raccolta delle olive, ma il suo datore di lavoro, che – secondo gli inquirenti – non lo aveva assunto regolarmente e lo sfruttava sottopagandolo, pur di non essere scoperto, lo avrebbe portato prima in azienda e poi a casa dove avrebbe chiesto alla moglie di dire, nel caso qualcuno glielo avesse chiesto, che il marito era caduto da una scala. E invece Petramala aveva fratture alle costole e al bacino e lesioni interne così gravi, che quando è finalmente stato portato in ospedale non c’era più niente da fare ed è morto.
Per il procuratore Angelillis, «l’imprenditore ha deciso di anteporre la sua esigenza di garantirsi l’impunità alla necessità invece di salvare una vita umana».
Angelillis ha poi sottolineato che Petramala «aveva fratture e una emorragia interna, ma si sarebbe potuto salvare se fosse stato soccorso subito – ha sottolineato Angelillis – e invece si è perso del tempo, accompagnarlo prima in azienda, poi a casa sua, convincendo la moglie a sostenere che era caduto dalle scale». È stata la donna che quando il marito è peggiorato, lo ha accompagnato in ospedale.
