Profondo scetticismo, un grande senso di contrarietà e una sola, significativa, immagine: piazza XX Settembre gremita, migliaia di persone (c’è chi parla di oltre 3mila cittadini presenti) e un messaggio che il comitato «Salviamo Monopoli e il mare» ha voluto rendere inequivocabile: il progetto dell’oleodotto, voluto dal Gruppo Marseglia, non viene considerato compatibile con il futuro della città. Non s’ha da fare e anzi più di qualcuno spera venga addirittura ritirato. È quanto emerso dall’assemblea pubblica di venerdì sera, convocata per portare al centro del dibattito il progetto del nuovo campo boe, delle sealine e della pipeline interrata destinata a collegare il porto al deposito nella zona industriale e in particolare nei serbatoi che Marseglia sta già costruendo nella sua area.
Un appuntamento, così come promesso e annunciato, senza simboli di partito e senza interventi della politica dal palco. Il comitato ha scelto di affidare la serata agli aspetti tecnici e alle domande dei cittadini. A illustrare le proprie posizioni sono stati il portavoce del movimento Filippo Grattagliano; Giuseppe Corriero, zoologo marino e docente dell’Università di Bari; Francesco Bianchi, medico specialista in igiene e medicina preventiva. Uno dei principali fronti di contestazione ha riguardato la tematica ambientale. Corriero ha illustrato le possibili interferenze delle opere marine con gli ecosistemi, richiamando in particolare l’attenzione sulla prateria di Posidonia. Il progetto prevederebbe, infatti, un campo boe per l’ormeggio delle navi, collegato attraverso condotte sottomarine e terrestri al deposito. Fra l’altro il campo boe sorgerebbe a soli 500 metri dal molo di Tramontana.
Secondo il comitato, l’infrastruttura inciderebbe sul rapporto tra Monopoli e il suo mare e sarebbe difficilmente conciliabile con la vocazione turistica della città. Sul tema sanitario, invece, Bianchi ha richiamato le possibili ricadute legate alle emissioni e all’aumento della movimentazione delle merci. Il ragionamento ha riguardato non soltanto le navi dirette al campo boe, ma anche il trasferimento dei prodotti, una volta raggiunti i depositi per la successiva movimentazione su strada. Tutto a dimostrazione, allora, secondo Grattagliano e il comitato, che la questione oleodotto non è soltanto paesaggistica, ma riguarda tantissime altre sfaccettature. È stata contestata anche la prospettiva occupazionale, con i manifestanti convinti che la mancata realizzazione dell’oleodotto non metterebbe in discussione gli attuali posti di lavoro e contesta l’ipotesi di significativi incrementi occupazionali legati alla nuova infrastruttura.
Al centro del confronto anche i 21 serbatoi in fase di realizzazione nella zona industriale. Il parco serbatoi è collegato al progetto complessivo, ma segue un distinto iter autorizzativo. Proprio per questo Grattagliano ha invitato la società a valutare uno stop dei lavori in attesa dell’esito della procedura sull’oleodotto, ponendo una domanda sul futuro dell’infrastruttura qualora il progetto principale non ottenesse il via libera. La mobilitazione proseguirà anche sul piano istituzionale. Il Comitato ha annunciato una petizione al Parlamento europeo e una denuncia alla Commissione europea, a cui solleverà presunte contestazioni sulla procedura autorizzativa, in realtà ancora non accertate.
Anche la politica cittadina non sta a guardare e così, dopo il movimento bipartisan dei giorni scorsi, è stato convocato un Consiglio comunale monotematico per il 28 settembre. Il sindaco Angelo Annese e la Giunta hanno recentemente bocciato il progetto così come ha fatto anche la Regione, mentre gli uffici comunali hanno dato parere favorevole sia pur con richiesta di integrazioni. La procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) davanti al ministero dell’Ambiente non è ancora conclusa e la decisione finale spetterà alle autorità competenti.
La Giunta presenterà anche una delibera di indirizzo in consiglio che ha tutto l’aspetto del pannicello caldo e non quello di una vera presa di posizione contraria al progetto.
