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Bari Cronaca

Modugno, la Dda chiude il cerchio: «Accordi con diversi clan per conquistare il Comune»

La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha notificato, ieri, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito di una vasta inchiesta che scuote ancora una volta il panorama politico-amministrativo di Modugno e che, secondo l’impostazione accusatoria della Procura, avrebbe fatto emergere presunti intrecci tra consenso elettorale, promesse di utilità e ambienti mafiosi riconducibili ai clan Parisi, Diomede e Gaeta.

Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Fabio Buquicchio, riguarda quattordici indagati e ipotizza, a vario titolo, i reati di scambio elettorale politico-mafioso, corruzione elettorale ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il cuore dell’indagine ruota attorno alle elezioni amministrative di Modugno del 2020. Secondo la ricostruzione della Dda, l’allora candidato consigliere comunale Antonio Lopez avrebbe accettato il sostegno elettorale di soggetti ritenuti appartenenti al clan Parisi in cambio di denaro e future utilità. In un secondo episodio contestato dagli inquirenti, il sostegno sarebbe stato indirizzato verso la candidatura a sindaco di Nicola Bonasia, poi effettivamente eletto.

Le accuse delineano un presunto sistema di scambio fondato sulla promessa di posti di lavoro, appoggi amministrativi e disponibilità a soddisfare interessi riconducibili ai gruppi criminali. In un altro capo d’imputazione compare anche il nome di Adriana Diomede, ritenuta dagli investigatori referente dell’omonimo clan, in relazione a presunti accordi legati alla candidatura della figlia e ad altre utilità. La Procura contesta inoltre episodi di corruzione elettorale che coinvolgerebbero alcuni esponenti della famiglia Stallone e Vittorio Maglietti, soprannominato «Provolina», indicato come soggetto vicino al clan Parisi. Ma l’inchiesta non si ferma alla politica cittadina.

Una parte consistente del fascicolo riguarda, infatti, presunte estorsioni nel settore agricolo tra Orta Nova e il Foggiano. Secondo gli investigatori, imprenditori agricoli sarebbero stati minacciati per il recupero di presunti debiti, con intimidazioni aggravate dal richiamo alla forza criminale dei clan mafiosi. In particolare vengono contestati tentativi di estorsione ai danni degli imprenditori Salvatore Falcone e Salvatore Squitieri e un episodio consumato nei confronti di Giuseppe Custode.

Gli atti depositati comprendono anche intercettazioni telefoniche e ambientali che la Procura ritiene rilevanti per sostenere l’impianto accusatorio. Gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per depositare memorie difensive, produrre documenti o chiedere di essere interrogati prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Tra i protagonisti della fase difensiva emerge la figura dell’avvocato Antonio Maria La Scala, legale di Antonio Lopez insieme all’avvocato Christian Di Giusto. Penalista di lunga esperienza e volto noto del foro barese, La Scala sta seguendo da vicino l’evoluzione dell’inchiesta e, secondo quanto trapela dall’ambiente difensivo, sarebbe già al lavoro su una strategia finalizzata a contestare punto per punto l’impianto accusatorio della Dda.

La difesa punta in particolare a ridimensionare la lettura investigativa dei rapporti politici e personali contestati dalla Procura, sostenendo l’assenza di accordi penalmente rilevanti e la totale estraneità dell’indagato a dinamiche mafiose. «La fase processuale sarà decisiva per chiarire molti aspetti che oggi vengono prospettati solo in chiave accusatoria», sostiene il collegio difensivo di Lopez, rivendicando piena fiducia nel contraddittorio e nell’accertamento giudiziario. ’inchiesta, destinata ad avere inevitabili riflessi politici e istituzionali sul territorio, si avvia ora verso la prossima tappa giudiziaria.

Dopo anni di attività investigativa, intercettazioni e acquisizioni documentali, la Procura antimafia barese sembra pronta a chiedere il processo.

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