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Modugno, il paradosso dell’inceneritore “Newo” vicino a un ospedale e altri siti sensibili

Si può costruire un inceneritore vicino a un ospedale, una scuola e altri siti sensibili? In Puglia sembra proprio di sì se, dopo una serie di ricorsi e controricorsi, la «Newo» ha ottenuto il via libera definitivo della Corte di Cassazione per l’impianto di ossicombustione che dovrebbe sorgere nella zona Asi di Bari-Modugno. In realtà…
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Si può costruire un inceneritore vicino a un ospedale, una scuola e altri siti sensibili? In Puglia sembra proprio di sì se, dopo una serie di ricorsi e controricorsi, la «Newo» ha ottenuto il via libera definitivo della Corte di Cassazione per l’impianto di ossicombustione che dovrebbe sorgere nella zona Asi di Bari-Modugno. In realtà il piano regionale dei rifiuti prevede criteri localizzativi piuttosto stringenti, basati non solo su vincoli ambientali, ma anche paesaggistici e sanitari. Per capire come si è potuti arrivare alla scelta di questo sito, bisogna tuttavia ricostruire la vicenda da principio.

La retromarcia regionale

L’impianto viene autorizzato dalla Regione Puglia durante l’era Emiliano, nel 2018. Dopo le proteste di alcuni sindaci (Decaro fra questi) e di numerosi comitati cittadini, lo stesso ente regionale ne prende formalmente le distanze, prima stoppando un finanziamento da 10 milioni di euro, poi escludendo l’impianto da quelli previsti dal piano regionale dei rifiuti. A questo punto, però, va segnalata una curiosità che fa pensare: nella revisione del piano, a un certo punto, scompaiono del tutto i criteri di localizzazione degli impianti, reinseriti dopo le polemiche di alcuni gruppi ambientalisti, a dicembre 2021, grazie a un emendamento proposto dal gruppo del M5S.

Lo stop del Tar

Lo stop del Tar arriva nel 2021 soprattutto per un dato: il fabbisogno di incenerimento residuo di tutta la Puglia è di 80.701 tonnellate l’anno. L’impianto Newo è stato autorizzato per una capacità di ricezione di circa 117.000 tonnellate l’anno, 40.000 in più. «Di contro – scrivono i giudici tirando in ballo proprio il sito – una delle prescrizioni imposte dall’AIA è che la localizzazione è da considerarsi favorevole allorquando i rifiuti siano prodotti localmente».

Il via libera della Cassazione

In direzione contraria la Cassazione nel 2024: «Il principio di precauzione in materia ambientale non impedisce il rilascio di autorizzazioni per tecnologie innovative quando siano predisposti adeguati piani di monitoraggio e controllo». Quest’ultima sentenza non tiene conto delle cosiddette «perle vetrose», scarto della lavorazione, secondo l’Ue da assoggettare a Reach, la banca dati europea sulle sostanze chimiche. E così resta in piedi a Bruxelles una petizione che potrebbe riaprire questa lunga storia.

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