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Bari Cronaca

Modugno, il sindaco Bonasia davanti al pm: «Io estraneo agli accordi con i clan»

Si è presentato davanti al pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Fabio Buquicchio per chiarire la sua posizione. Il sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, è stato ascoltato nelle scorse ore dal pm nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per presunto inquinamento politico-mafioso del voto alle elezioni amministrative del 2020. Un passaggio delicato di un’indagine che, da mesi, scuote il panorama politico cittadino. Nel corso dell’audizione, Bonasia ha respinto con fermezza ogni addebito, sostenendo di non avere mai intrattenuto rapporti, diretti o indiretti, con esponenti del clan Parisi.

«Non ho mai avuto a che fare con nessun appartenente a quell’organizzazione», avrebbe chiarito agli inquirenti, negando qualsiasi accordo o contatto finalizzato a condizionare l’esito della competizione elettorale. L’inchiesta ha avuto un’accelerazione lo scorso novembre con l’arresto dell’assessore comunale alle Attività produttive, Antonio Lopez, finito, poi, ai domiciliari con accuse pesanti. Proprio il ruolo dell’ex componente della giunta è uno degli snodi centrali del fascicolo. Secondo l’ipotesi accusatoria, Lopez avrebbe fatto da tramite per favorire interessi riconducibili all’area del clan Parisi, storico gruppo criminale del capoluogo. Bonasia, nel corso dell’interrogatorio, ha escluso di essere intervenuto per agevolare l’assunzione di Cristian Stragapede presso un’azienda che opera per il Comune.

Una segnalazione che, stando alla versione del sindaco, non sarebbe mai partita da lui. L’ipotesi a questo punto è che eventuali pressioni o «caldeggiamenti» possano essere stati effettuati dall’assessore Lopez, senza che il primo cittadino ne fosse a conoscenza. Un punto, questo, che troverebbe riscontri in alcuni elementi dell’indagine. Dagli atti emergerebbe, infatti, che Lopez avrebbe eseguito personalmente diversi lavori presso abitazioni di parenti del boss Savinuccio Parisi, circostanza ritenuta dagli investigatori significativa per ricostruire una rete di rapporti e favori. Un quadro che, per la pubblica accusa, delineerebbe un contesto opaco attorno alla campagna elettorale del 2020.

Il sindaco ha ribadito di non aver mai autorizzato né avallato iniziative riconducibili a logiche clientelari o, peggio, a interferenze mafiose nella vita amministrativa della città. La sua difesa punta a dimostrare una netta separazione tra l’operato del primo cittadino e quello dell’ex assessore. L’inchiesta prosegue nel massimo riserbo, con ulteriori accertamenti e l’analisi delle conversazioni e dei rapporti emersi nel corso delle indagini della Dda. Il clima politico a Modugno resta teso, mentre l’amministrazione continua a operare sotto l’ombra di un’indagine che potrebbe avere risvolti giudiziari e istituzionali rilevanti.

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