Il verdetto tanto atteso (e temuto) è arrivato questo pomeriggio. Con la conclusione del “semestre filtro” e la pubblicazione dei risultati del secondo appello del 23 dicembre, è stata resa nota la graduatoria nazionale di Medicina. Una lista che dovrebbe disegnare il futuro della sanità italiana ma che, secondo le associazioni studentesche, certifica il fallimento di una riforma controversa.
Sotto la direzione della ministra Anna Maria Bernini, il decreto ha aperto le porte della graduatoria agli studenti con sufficienze dirette, reintegrate e crediti da recuperare. Ma per l’Unione degli Universitari (Udu) di Bari, i conti non tornano.
«Promesse tradite e sacrifici inutili»
Dura la presa di posizione di Sahar Locaputo, coordinatrice di Udu Bari: «Ci avevano promesso un ampliamento, ma la realtà è ben diversa: per la maggior parte degli studenti si tratta di un’esclusione che arriva dopo mesi di frequenze obbligatorie, spese e sacrifici». L’accusa è rivolta a un sistema considerato iniquo sin dalle fondamenta: «Gli studenti hanno pagato mesi di studio solo per essere esclusi da un meccanismo che non garantisce pari opportunità. Abbiamo rilevato criticità anche nello svolgimento degli esami: mancanza di uniformità, difformità negli obblighi di frequenza e tutela dell’anonimato non sempre garantita. Un sistema sbagliato dall’inizio alla fine».
La protesta si sposta ora nelle aule di tribunale. L’Udu ha lanciato un Ricorso Collettivo al Tar su tutto il territorio nazionale. «È assolutamente illegittimo il modo in cui il Ministero ha stravolto in itinere le modalità di composizione delle graduatorie», dichiara Adriano Porfido dell’esecutivo barese, invitando gli esclusi a unirsi all’azione legale: «Non siete soli».
L’incubo dei trasferimenti lampo
C’è poi un’emergenza nell’emergenza: la logistica. Molti studenti ammessi in graduatoria scopriranno di dover studiare in una città o regione diversa da quella dove hanno frequentato il semestre filtro. «Con le graduatorie definitive previste per il 28 gennaio e le lezioni al via a febbraio – avverte Locaputo – sarà impossibile trovare una sistemazione in tempo, anche a causa dei criteri diversi delle agenzie per il diritto allo studio. Il Ministero deve tutelare il benessere mentale dei ragazzi, non difendere le proprie mancanze».










