La criminalità organizzata barese non si muoverebbe più secondo schemi rigidamente verticali, tipici delle mafie tradizionali, ma avrebbe assunto una configurazione più fluida e orizzontale, vicina per struttura a modelli camorristici. È questa l’analisi tracciata dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Giuseppe Gatti, che descrive un sistema criminale in continua evoluzione e sempre meno riconducibile a un unico centro decisionale. econdo la Dda, le organizzazioni attive sul territorio si presentano oggi come reti interconnesse, composte da gruppi autonomi ma capaci di coordinarsi rapidamente in base alle esigenze operative.
Una frammentazione che, pur riducendo la rigidità delle gerarchie, aumenta la capacità di adattamento e di rigenerazione del sistema criminale. In questo modello orizzontale, il potere non è concentrato in una sola figura apicale, ma si distribuisce tra più soggetti che agiscono in modo parallelo, spesso legati da rapporti di convenienza e alleanze temporanee. Una struttura che rende più complessa l’attività investigativa, perché priva di un vertice stabile e riconoscibile.
Gatti sottolinea come questa trasformazione sia il risultato di diversi fattori, tra cui le numerose operazioni giudiziarie che negli anni hanno colpito i capi storici, e la conseguente frammentazione degli assetti interni. Il vuoto lasciato dalle figure di riferimento avrebbe favorito l’emergere di nuove leve, più giovani e meno strutturate, ma al tempo stesso più rapide nell’adattarsi ai cambiamenti del contesto. Il nuovo equilibrio criminale si regge quindi su un sistema diffuso, in cui i gruppi si muovono con autonomia operativa ma restano collegati da interessi comuni, in particolare nel traffico di stupefacenti e nel controllo delle piazze di spaccio. Un assetto che consente una maggiore flessibilità, ma anche una più rapida sostituzione dei soggetti colpiti da arresti o condanne.
Secondo l’analisi della Procura, questa configurazione orizzontale si riflette anche sulle dinamiche di gestione del territorio. Non esisterebbe più un comando unico, ma una pluralità di centri decisionali che si contendono spazi e risorse, generando una competizione interna costante e spesso violenta. Il risultato è un sistema criminale meno prevedibile, capace di riorganizzarsi in tempi brevi e di sfruttare le opportunità offerte dal contesto sociale ed economico. Una trasformazione che, secondo la Dda, impone un adeguamento delle strategie investigative, sempre più orientate a intercettare reti e connessioni piuttosto che singole figure di vertice.