Ventiquattro condanne e un’assoluzione. Sono le richieste della Dda di Bari nei confronti degli imputati nel processo stralcio con rito abbreviato nato dall’inchiesta Codice interno che, nel febbraio del 2024, ha portato alla luce presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina.
Nell’ambito della stessa indagine, l’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri, nel settembre scorso, è stato condannato in primo grado (in abbreviato) a 9 anni di reclusione per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione: è accusato di aver raccolto a pagamento i voti da tre clan di Bari per favorire l’elezione al consiglio comunale della moglie, Maria Carmen Lorusso.
Oggi la pubblica accusa ha chiesto la condanna a pene comprese tra i sei mesi e i 20 anni di reclusione per reati contestati a vario titolo di associazione mafiosa, spaccio di droga, tentativo di omicidio, detenzione di armi, turbativa d’asta ed estorsioni.
La pena più alta è stata chiesta per Antonio Busco (20 anni); 18 anni per Riccardo Campanale e per uno dei boss del rione Japigia di Bari Giovanni Palermiti; 15 anni e sei mesi per Radames Parisi (del 1984); 13 anni e quattro mesi per Filippo Mineccia e Giuseppe Signorile.
La pena di quattro anni è stata chiesta per il figlio del boss “Savinuccio”, il cantante neomelodico “Tommy” Parisi.
Tra le parti civili costituite figura il Comune di Bari. Prossima udienza davanti al gup del capoluogo pugliese il 6 febbraio.