Il sipario del calcio barese rischia di calare ancora una volta all’interno di un’aula di tribunale. Sulla SSC Bari si allunga infatti lo spettro del terzo fallimento societario in poco più di dieci anni, un record drammatico che unisce sotto lo stesso filo conduttore passati trionfi e presenti tensioni gestionali. L’ultimo capitolo di questa vera e propria maledizione finanziaria porta la firma della Procura di Bari: l’analisi minuziosa dei bilanci societari dal 2019 al 2025 ha fatto emergere un buco nei conti da ben 30 milioni di euro. Sotto la lente degli inquirenti c’è l’attuale gestione targata De Laurentiis, un’era iniziata sotto i migliori auspici e che ora rischia di scivolare nell’ipotesi di reato di bancarotta.
I tifosi biancorossi si ritrovano così a vivere un doloroso déjà-vu. Prima dell’attuale tempesta, la storia recente del club ha già incrociato per ben due volte il baratro del fallimento, lasciando dietro di sé strascichi giudiziari pesantissimi e processi di primo grado ancora ben lontani dalla parola fine.
2014: l’addio drammatico della dinastia Matarrese
La prima grande crepa nel muro del calcio barese si è aperta dodici anni fa, nel 2014, sancendo la fine dell’ultradecennale era della famiglia Matarrese. All’epoca la compagine sportiva era registrata come As Bari Calcio. Quell’epilogo, arrivato sulla scia del terremoto del calcioscommesse e della retrocessione in Serie B, lasciò in dote un passivo mostruoso: 55 milioni di euro di debiti accumulati tra il 2009 e il 2014.
Il reato ipotizzato fu quello di bancarotta fraudolenta. A distanza di oltre dieci anni, il processo di primo grado è ancora in corso e vede sul banco degli imputati:
- Claudio Garzelli (ex amministratore unico) e il suo successore Francesco Vinella;
- Salvatore Matarrese (66 anni, ex amministratore delegato e consigliere del Cda, cugino dell’omonimo ex parlamentare);
- Antonio Matarrese (ex parlamentare, già presidente della Lega Calcio e vicepresidente di Fifa e Uefa), che figura come imputato in una costola del processo legata esclusivamente alla gestione del marchio del club, e non per l’accusa di bancarotta.
2019: il fallimento bis nell’era Paparesta-Giancaspro
Dalle ceneri del primo crac, la fenice biancorossa fu raccolta dall’ex arbitro internazionale Gianluca Paparesta, a cui successivamente si affiancò il socio Cosmo Antonio Giancaspro. Ma l’illusione della stabilità durò pochissimo. Nel gennaio del 2019, in una tragica coincidenza con il giorno del 111esimo compleanno della società, il Tribunale decretò il secondo fallimento consecutivo, causato da un profondo rosso di circa 12 milioni di euro.
Le strade giudiziarie dei due ex soci si sono poi divise: se Paparesta è uscito indenne dalla vicenda venendo completamente assolto, la posizione di Giancaspro resta al vaglio della magistratura, con il processo di primo grado per bancarotta ancora formalmente aperto.
Dalla “salvezza” di Decaro al nuovo baratro
Fu proprio in quel drammatico inizio di 2019 che entrò in gioco la politica locale. Con il titolo sportivo della città depositato nelle mani dell’allora sindaco Antonio Decaro, come previsto dai regolamenti della Federcalcio, il club venne assegnato alla famiglia De Laurentiis.
Quella firma, arrivata quasi otto anni fa, sembrava aver blindato e messo in sicurezza il futuro del calcio barese. Oggi, invece, i 30 milioni di debiti stimati dai magistrati negli ultimi sei anni di gestione rischiano di spazzare via le garanzie del recente passato, trascinando nuovamente la piazza barese nell’ennesimo incubo societario.
