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Lino Banfi a Bari per l’anteprima del docufilm sulla sua vita: «Giovani fate la gavetta. Presto apro il mio “podchest”»

«Come la devo considerare questa, una standing ovation? Allora sto in piedi, per rispetto a chi si è alzato». Con la consueta ironia e la voce rotta dall’emozione, Lino Banfi ha accolto così il lunghissimo e caloroso applauso di un Teatro Petruzzelli gremito in ogni ordine di posto.

L’attore pugliese, ospite d’onore del Bif&st, è stato il protagonista assoluto di un incontro con il pubblico andato in scena al termine della proiezione del cult ‘Vieni avanti cretino’ e dell’anteprima del docufilm sulla sua vita, ‘Lino d’Italia: storia di un italieno’.

Il docufilm, il politicamente corretto e il nuovo “Podchest”

Un documentario che ha voluto seguire in prima persona per un motivo ben preciso, spiegato con il suo inconfondibile piglio: «Non volevo fosse fatto da altri, che magari lo avrebbero fatto male. Io dalla tomba avrei scalciato». La sua è stata una carriera sterminata (oltre 100 film e 500 fiction) condotta sempre con un ingrediente fondamentale: il garbo. «Ho fatto tante cose senza combinare guai, vuol dire che ho fatto una vita sana. Con il garbo si può chiedere tutto».

Non è mancata una lucida riflessione sui tempi che cambiano e sul politicamente corretto: «Alcuni film che si facevano prima, oggi non sono più possibili. Ho fatto il gay in modo esagerato, se lo facessi oggi mi sparerebbero». E se dovesse scegliere tra i suoi personaggi più iconici? «Tra Nonno Libero e Oronzo Canà salverei il primo, perché mi ha fatto abbracciare quattro generazioni». Ma Banfi guarda anche al futuro e annuncia un nuovo progetto digitale: «Tra qualche giorno farò il mio podcast e lo chiamerò “Un podchest e un podcast”, perché il nostro dialetto lo permette. Sto cercando un locale a Roma, ci metterò fuori un’insegna luminosa con questo nome».

Dal palco del Petruzzelli, il “Nonno d’Italia” ha lanciato un monito severo alle nuove generazioni che sognano lo spettacolo: «Siate disposti a fare la gavetta, perché fare gli influencer non basta. I social stanno sviando e rovinando tante famiglie».

Il siparietto con Decaro e il premio “Arte del cinema”

Il momento istituzionale si è trasformato in uno scambio di profondo affetto quando sul palco è salito il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, per consegnargli il premio “Arte del cinema”. Banfi ha ricordato i giorni bui della pandemia, elogiando l’allora sindaco di Bari: «Vedere questo ragazzo che per le strade invitava le persone a tornare a casa mi ha emozionato. Pensai: se diventa governatore, attraversiamo Bari vestiti da Don Chisciotte».

Decaro ha raccolto l’invito («Andremo a cavallo, l’ho promesso»), ringraziando l’attore per essere da sempre un «ambasciatore straordinario della nostra regione, simbolo di umanità, simpatia e accoglienza». A chiudere l’incontro, un’altra standing ovation e la definitiva dichiarazione d’amore di Banfi alla sua terra: «Sarà sempre lui il mio governatore, anche se risiedo a Roma».

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