Lectorinfabula ha aperto ieri pomeriggio la sua ventiduesima edizione da una parola che prova a diventare metodo: comunità. Al Teatro Kursaal Santalucia l’incontro istituzionale «Costruire comunità» ha riunito i rappresentanti dei territori coinvolti quest’anno dal festival, che dal suo nucleo storico di Conversano si allarga a nove Comuni della Città metropolitana. Un passaggio che il direttore Filippo Giannuzzi e la presidente della Fondazione Giuseppe Di Vagno Daniela Mazzucca hanno rivendicato come risultato di una crescita costruita nel tempo. Le amministrazioni, nel disegno richiamato dai due responsabili, diventano così non semplici sedi degli incontri ma parti di un progetto comune, chiamato a produrre relazioni durature oltre i dieci giorni del festival.
Mazzucca ha legato questa crescita al lavoro dello staff e alla funzione civile del festival. La cultura, nel suo ragionamento, non serve a costruire una semplice rete di appuntamenti ma una comunità capace di pensare, interrogarsi e anche indignarsi davanti a ciò che accade. Il riferimento più netto è andato a Gaza: proprio per questo occorrono luoghi nei quali il confronto torni a scuotere l’indifferenza, contrapponendo alla passività la capacità di prendere posizione e reagire.
Una comunità reale
Il senso dell’allargamento territoriale è tornato negli interventi degli amministratori. Giuseppe Lovascio, sindaco di Conversano, dove Lectorinfabula è nato, ha ricordato che il lavoro della Fondazione Di Vagno non si esaurisce nei giorni del festival ma dura tutto l’anno. E ha sottolineato il valore di una manifestazione che esce dai confini di una sola città: «Mi piace l’idea che il festival si svolga anche negli altri Comuni», perché significa ragionare come comunità collegate.
Francesca Bottalico, consigliera delegata alle Politiche culturali della Città metropolitana di Bari, ha insistito sullo stesso punto: il festival non coincide con la somma degli eventi, ma è il risultato di «un processo di alleanze che dura tutto l’anno». L’orizzonte è una politica culturale metropolitana nella quale lettura e dibattito pubblico diventino investimento sociale: non la biblioteca come quattro mura, ma come infrastruttura di relazioni e partecipazione.
Accanto a lei Virginia Dibello, vicesindaca di Castellana Grotte, ha indicato nel carattere diffuso di Lectorinfabula uno dei suoi punti di forza: più comunità e più modi di affrontare gli stessi temi producono pluralità. La cultura, ha osservato, deve «andare per le strade» e avvicinarsi alle persone. A Castellana questa prospettiva si lega alla riapertura della biblioteca civica dopo dieci anni, pensata non soltanto come luogo di cultura ma di incontro e relazioni. La dimensione sovracomunale, ha aggiunto Dibello, permette anche di mettere insieme risorse e capacità organizzative e di immaginare iniziative che un singolo territorio avrebbe maggiori difficoltà a sostenere.
Limite e regole
Dal tema della comunità il confronto si è spostato su quello scelto per questa edizione: «Il Futuro conteso: il senso del limite, la misura delle regole». Il sindaco di Turi Giuseppe De Tomaso ha letto il limite come una delle chiavi della democrazia costituzionale: non punizione o privazione, ma condizione della libertà, perché esiste un limite alla maggioranza, al governo e all’individuo. Ha richiamato anche la memoria democratica e antifascista, intrecciando la figura di Antonio Gramsci, legata a Turi, con quella di Giuseppe Di Vagno.
Vito Leccese, sindaco di Bari, ha allargato il ragionamento alle trasformazioni del presente. Il limite, ha detto, è insieme ordine morale, confine e misura delle regole. Una questione che riguarda anche le innovazioni tecnologiche: occorre interrogarsi su come governare l’intelligenza artificiale, perché altrimenti sarà essa «a governare noi». Ma la sfida riguarda soprattutto la qualità delle relazioni civili. L’opera pubblica più importante che oggi un sindaco può costruire, ha aggiunto, non è soltanto un’infrastruttura fisica: è «un’infrastruttura sociale che si chiama comunità». Da qui anche il richiamo alla pace come pratica quotidiana.
Territori e giovani
Da Mola di Bari è arrivato un accento particolare sulle nuove generazioni. Il rappresentante dell’amministrazione, intervenuto portando il saluto del sindaco Giuseppe Colonna, ha parlato della necessità di restituire tempo alla riflessione in una società dominata dalla velocità e di ricostruire legami di solidarietà. I giovani, ha osservato, vengono spesso chiamati in causa al momento del voto senza che se ne ascoltino abbastanza difficoltà e fragilità. Per Mola il festival diventa così presidio culturale e sociale e occasione per rileggere una memoria cittadina legata tragicamente alla vicenda di Giuseppe Di Vagno.
Per Rutigliano il sindaco Giuseppe Valenzano ha raccontato la scelta di distribuire gli appuntamenti nei luoghi della cultura e della formazione: biblioteca comunale, Palazzo San Domenico, teatro e scuole. Proprio dalle nuove generazioni, ha spiegato, occorre partire per costruire cultura giorno dopo giorno. È la stessa idea che attraversa molti degli interventi: trasformare gli appuntamenti in occasioni per ricomporre legami tra amministrazioni, luoghi e cittadini.
La sfida comune
«Costruire comunità», dunque, non è rimasto soltanto il titolo di un’apertura istituzionale. L’allargamento di Lectorinfabula a nove Comuni diventa parte del progetto culturale: mettere in relazione territori vicini, ma non identici, e far circolare domande, pubblico e idee. Memoria, giovani, tecnologia, partecipazione, lettura e spazio pubblico finiscono così nello stesso campo di confronto. Se il futuro è «conteso», la prima risposta del festival è provare a costruirlo insieme, facendo della comunità non un richiamo astratto ma un esercizio concreto di relazione.
