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Le mani della camorra sulle stazioni pugliesi. Accusato di corruzione un ingegnere di Rfi

Le mani dei casalesi sui lavori di adeguamento e manutenzione ferroviaria nelle stazioni di Bari parco nord, Torre a mare, Santo Spirito, e in quelle di Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta e Taranto. Ci sono storie di accordi con clan camorristici, di denaro sporco intascato da funzionari di Rete ferroviaria italiana, la società per azioni che…
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Le mani dei casalesi sui lavori di adeguamento e manutenzione ferroviaria nelle stazioni di Bari parco nord, Torre a mare, Santo Spirito, e in quelle di Molfetta, Bisceglie, Trani, Barletta e Taranto.

Ci sono storie di accordi con clan camorristici, di denaro sporco intascato da funzionari di Rete ferroviaria italiana, la società per azioni che gestisce l’infrastruttura ferroviaria nazionale e partecipata al 100 per cento da Ferrovie dello Stato Italiane, nell’ordinanza cautelare di oltre mille pagine con la quale la gip di Napoli Giovanna Cervo ha disposto il carcere per 17 persone, gli arresti domiciliari per altri 17 e un solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. E tra i 17 destinatari del provvedimento cautelare ai domiciliari, assieme al manager di Rfi Massimo Iorani (licenziato per aver trascorso a Positano una vacanza pagata da Nicola Schiavone), c’è anche un ingegnere barese, Leonardo Loiacono, 69 enne di Noicattaro, funzionario di Rfi e direttore dei lavori che la Tec srl, società riconducibile alla famiglia Schiavone (del clan dei casalesi) svolgeva nel 2018 in una fetta della regione.
Dalla misura emessa dalla gip, su richiesta dei pm Antonello Ardituro e Graziella Arlomede della Dda partenopea, emerge il totale controllo delle attività economiche da parte del clan, diretto da Francesco Schiavone detto “Sandokan”, «anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori commerciali e imprenditoriali». Si va dal rilascio di concessioni e autorizzazioni amministrative, all’illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, procurando voti a candidati indicati dall’organizzazione di stampo mafioso-camorristico in occasione di consultazioni elettorali. E ancora, il condizionamento delle attività delle amministrazioni pubbliche, il reinvestimento di ingenti capitali sporchi in attività imprenditoriali, immobiliari, finanziarie e commerciali, l’acquisizione di appalti e servizi pubblici. «Telefonia, elettricità, ferrovie, lavori stradali – per la gip – sono sotto l’egida del clan Schiavone».
E proprio in questo intreccio tra appalti e camorra, le intercettazioni sorprendono Loiacono, dipendente della D.T.P. di Bari, direttore dei lavori per la Tec che, a sua volta aveva ricevuto il subappalto dalla Macfer per i lavori di adeguamento e manutenzione nelle stazioni pugliesi. Risponde di corruzione con l’aggravante di aver agevolato un’associazione mafiosa.
Secondo le indagini svolte da carabinieri di Caserta, Dia di Napoli e del NIC della polizia penitenziaria, l’ingegnere barese avrebbe fatto in modo di evitare ogni intoppo, rallentamento o difficoltà nell’esecuzione, nonché contestazioni sulla tempistica. Per questo, avrebbe intascato il denaro tramite un dipendente della Tec, che il 19 luglio 2018 avrebbe incontrato il figlio Luciano (non raggiunto da misure). In una telefonata di qualche giorno prima tra Leonardo Loiacono e Carmelo Caldieri (uomo dei casalesi) per gli inquirenti emerge con certezza che la dazione di denaro debba essere ricondotta all’attività dell’ingegner Loiacono per «garantire la Tec da eventuali rilievi».
Nella telefonata si parla dell’arrivo di un nuovo capo che, spiega il funzionario, «ha delle pretese relative al modo in cui devono essere svolti determinati lavori», ma non riguarda direttamente il loro ambito. E in ogni caso, ribadisce più volte Loiacono, «devono stare tranquilli perché fino a quando sto io qua non succede niente», nel senso che non avrebbero avuto alcun tipo di problemi con quel lavoro.

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